A TALK CON ANDERS BYRIEL

Fotografie di Tor Birk Trads

 

Azienda leader del settore tessile fondata nel 1968, Kvadrat è riconosciuta a livello internazionale per il connubio tra la tipica estetica scandinava, l’innovazione e una costante ricerca di qualità. Le numerose collaborazioni con alcuni dei più famosi designer, architetti e artisti contemporanei hanno inserito la produzione in una visione creativa del tutto unica nel suo genere. Abbiamo visitato la sede di Ebeltoft, immersa nella vegetazione danese, dove il CEO Anders Byriel ci ha parlato dei punti saldi dell’azienda, di progetti passati e futuri e del loro sviluppo.

 
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Eri molto giovane quando sei diventato CEO di Kvadrat nel 1998, ma da allora l’azienda fondata da tuo padre ha visto una crescita esponenziale. Devi essere molto fiero dei risultati ottenuti finora. Qual è il prossimo passo? Hai un nuovo obiettivo da raggiungere?

Negli ultimi cinque anni siamo cresciuti dell’87% e intendiamo mantenere questo ritmo, ma prima di tutto dobbiamo diventare l’azienda di riferimento per quanto riguarda la produzione tessile in tutto il mondo, rendendoci rilevanti nel contesto culturale del design locale.

Nel 2018 l’azienda festeggerà il suo 50esimo anniversario. Nel corso di questi anni avete dato un nuovo slancio al settore tessile, spesso sottovalutato, facendone qualcosa di profondamente culturale e, perché no, ‘cool’. Ripensando alle svariate collaborazioni — Raf Simons, Olafur Eliasson, Ronan & Erwan Bouroullec, per citarne alcuni — ti è rimasto impresso un aneddoto o un avvenimento in particolare?

La maggior parte delle collaborazioni portano con sé una storia speciale. Con Thomas Demand abbiamo in qualche modo iniziato il nostro percorso nell’arte contemporanea. Ci siamo incontrati in Louisiana. Eravamo giovani e abbiamo aiutato a costruire un set cinematografico nella Kunsthaus Bregenz… Era un set grandioso e nessuno si è presentato. È stato il modesto inizio di qualcosa che pensavamo fosse troppo elitario e che oggi, invece, è una parte fondamentale della nostra cultura.

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Qual è il segreto dietro a un tessuto accuratamente progettato e realizzato? Insomma, cosa rende i tessuti Kvadrat veramente unici?

Cominciamo sempre da un approccio inedito al design, inserito all’interno di una categoria nuova o già esistente. Dopo di che cerchiamo di stabilire uno standard di mercato, in modo che ogni prodotto Kvadrat sia realizzato con dei materiali e abbia una prestazione superiori del 30/50% rispetto a un prodotto “abbastanza buono”.

A novembre avete inaugurato un nuovo showroom a Copenhagen, progettato da Bouroullec Studio. Il filo conduttore del progetto è la ‘materialità’. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

In questo progetto, come nella maggior parte di quelli in collaborazione con Ronan e Erwan, cerchiamo di spingerci oltre la classica interpretazione dello spazio, riuscendo talvolta a creare nuove tipologie dello stesso, come nel caso di Clouds, o ideando un nuovo modo di appendere i tessuti, come in questo caso. Mi piace molto la suddivisione in tre spazi specifici: uno pensato appositamente per gli architetti, uno dedicato a mostre ed esposizioni e infine uno spazio di lavoro.

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La vostra sede a Ebeltoft è circondata da 60.000 mq di ambiente naturale, con vista sulla costa centro-orientale del paese. In che modo questa posizione influenza il vostro lavoro e che ruolo gioca nella sostenibilità?

Ci troviamo in un luogo bellissimo, ma anche nel bel mezzo del nulla. Viviamo a stretto contatto con la natura e con il paesaggio, quindi la sostenibilità è qualcosa di concreto per noi. Ci troviamo in quello che io chiamo ‘la terza ondata’, in cui la prossima sfida è diventare un tutt’uno con l’ambiente circostante.

Nella progettazione di un ambiente, sia la ceramica che i tessuti operano come una seconda pelle. Se doveste abbinare una delle collezioni Mutina a uno dei vostri tessuti, quali scegliereste?

Déchirer di Patricia Urquiola ha segnato la svolta nel mondo delle superfici ceramiche e sarebbe perfetta insieme a Memory, il tessuto che Patricia ha ideato per noi. Sono entrambi esempi di un uso dei pattern nuovo e sofisticato.

Se Kvadrat non fosse mai esistita, cosa pensi che staresti facendo ora?

Probabilmente mi occuperei di arte contemporanea, oppure sarei a capo di un’altra industria creativa.

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