A TALK WITH NOTE DESIGN STUDIO

Fotografie di Erik Wåhlström

Note è uno studio di design con base a Stoccolma, che opera all’interno del mondo delle arti creative. Siamo entrati a dare un’occhiata al loro open space, giocando con micro-prototipi di sedie, osservando di nascosto progetti ancora in via di sviluppo e facendoci largo tra scatoloni, tavoli, attrezzi in legno grezzo e sacchi di plastica, fino a riscoprire il vero significato di design e di creatività.

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Partendo dall’inizio, come è stato concepito Note e come è partito tutto?

Siamo partiti nel 2008, con la classica azienda di interior design. Dopo alcuni anni ci sentivamo di non avere abbastanza motivazione, in quanto non ci sentivamo mai liberi di esprimerci veramente. Ci sembrava di dover far qualcosa, di voler trovare la nostra identità e volevamo lavorare con una maggior varietà di progetti, prodotti, luci, libri, illustrazioni o architetture… Ecco che così arrivò un nuovo inizio per lo studio: il vero e proprio inizio. Alcuni di noi se sono andati e altri sono arrivati, ma soltanto nel 2010 abbiamo finalmente avuto una visione intera di ciò che volevamo fare: cercare di essere uno dei migliori studi di design, rimanendo liberi di creare e di fare sempre ciò che crediamo sia meglio per noi e per i nostri clienti.

Chi fa parte di Note Studio e come collaborate insieme all’interno dei vari progetti?

Lo studio ora conta sette diverse posizioni (ma il numero continua a crescere). Abbiamo ruoli diversi, io (Cristiano Pigazzini) mi occupo di design management e strategia, Kristoffer Fagerström e Charlotte Ackemar di product design, Daniel Hecksher e Johannes Carlström di progetti architettonici, Susanna Wåhlin è sui progetti di interior design ma anche responsabile dell’utilizzo dei colori e Alexis Holmqvist è il nostro Art Director. Crediamo nella collaborazione interdisciplinare, in questo modo cerchiamo sempre di impiegare diverse risorse provenienti dalle differenti discipline presenti in studio. Questo ci aiuta a creare l’inaspettato in ogni progetto.

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Abbiamo notato la vostra partecipazione in diversi campi di creatività. Che tipo di progetti vi interessano?

È molto difficile dirlo, sarebbe interessante una collezioni di ceramica per Mutina, magari? Amiamo le nuove sfide, e siamo sempre aperti e sempre interessati a nuove proposte. Al momento riceviamo richieste provenienti da diversi campi: nuove linee di carrelli, concept di Hotel, facciate di nuove costruzioni, un’ampia varietà di progetti.

Come siete entrati in contatto con Mutina?

Li abbiamo conosciuti durante la progettazione di un ristorante a Stoccolma, il Fine Food, in cui abbiamo utilizzato Mews di Barber & Osgerby. Abbiamo subito sentito di avere molto in comune, condividendo gli stessi valori qualitativi ed estetici. Ci siamo poi conosciuti di persona al Furniture Fair di Stoccolma nel 2015. Ci troviamo molto bene insieme e cerchiamo sempre di incontrarci, specialmente davanti a qualche buon piatto.

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Qual è la vostra collezione di Mutina preferita?

Abbiamo veramente apprezzato Pico di Ronan & Erwan Bourollec: così delicata ed elegante. Amore a prima vista!

Lavorate sempre all’interno di tematiche ambientali. Come si lega questo tema all’architettura all’interno dei vostri progetti?

La sostenibilità ormai non è mai in questione, è diventata semplicemente un fatto. In realtà non ci pensiamo nemmeno troppo, dal momento che si trova già naturalmente all’interno di ogni progetto, così come la scelta di un colore o di un materiale.

Operate sui “luoghi da vivere”: arredamento, spazi e ambienti. Come descrivereste il vostro luogo da vivere ideale?

Si tratta di un posto in cui ci si sente sempre accolti, e non importa quale sia l’età, nazionalità, sesso o religione. Abbiamo il sogno di un progetto che si colleghi allo spazio: lo chiamiamo “Everyone’s Chapel”, un luogo spirituale non religioso, in cui andare e di cui godere.

Chi sono i vostri clienti e come adattate la vostra visione attorno a loro?

Il link che accomuna in nostri clienti è il termine ”ambizione”, termine che ha sempre un’accezione positiva. L’ambizione infatti non significa ciò che sembra chiaro e completo, ma è ciò che si fa per arrivare a soluzioni migliori, oltre a ciò che vediamo al momento. Tutto questo ci mantiene sempre visionari e curiosi.

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