A TALK WITH ANDREA MARCANTE & ADELAIDE TESTA – UDA Architects

Fotografie di Matteo Pastorio

Abbiamo fatto visita agli architetti Andrea Marcante e Adelaide Testa che dal 2004 collaborano in Uda: lo studio è situato all’interno dei Docks Dora, il centro nevralgico mercantile dei tempi d’oro di Torino ora riconcepito come luogo d’innovazione e di creatività, conservandone decadenza e nostalgia.

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Come avviene per ogni progetto la vostra collaborazione?

Il paesaggio mentale maschile e femminile fa coesistere i contrasti rendendo un interior sempre più vicino alla vita vera e quindi più affascinante: un paesaggio monocromo in casa porterebbe alla follia pura.
Per questo motivo, tutti i progetti vengono condivisi tra noi in ogni fase, dall’ideazione del concept ai processi di realizzazione, con un’intensa relazione con il committente (prevalentemente ci occupiamo di progetti legati alla dimensione dell’abitare).

Se doveste definire il concept dello studio in una frase, quale sarebbe?

“Nulla succede per caso”: ogni nostro progetto si basa sull’attenta ricerca e analisi degli elementi architettonici presenti, del luogo e dei futuri abitanti, al fine di ottenere un tema di progetto a cui fare costante riferimento durante tutte le fasi della progettazione. Ci piace parlare di dimore culturali, luoghi di dialogo e di incontro tra interni ed esterni, tra individuo e società..

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Tra i progetti realizzati nel corso degli anni, quali ricordate con maggiore interesse?

In genere è sempre l’ultimo progetto realizzato quello che amiamo di più, quello che maggiormente ci sorprende e soddisfa.
L’essersi presi cura a lungo degli spazi e degli arredi e degli abitanti rende ogni progetto unico e diverso dai precedenti, andando a costituire un successivo passo in avanti nel nostro personale percorso. Riscontrare ogni volta che ciò che viene concepito e pensato trova nella realtà una perfetta corrispondenza non smette mai di stupirci positivamente.

Il lavoro fatto dal vostro studio è spesso associato al concetto di “percezione sensoriale”. Sapreste spiegare di cosa si tratta?

L’uso che facciamo dello spazio e dei materiali tende ad ampliare la percezione che abbiamo di essi, andando a coinvolgere sensorialmente l’individuo sotto molteplici aspetti.

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Secondo la vostra filosofia, in che modo uomo e spazio interagiscono tra loro e come l’architettura interviene in questo rapporto?

L’architettura deve intervenire nel rapporto uomo-spazio facendo sì che quest’ultimo non prevalga sulla dimensione umana. L’architettura deve assecondare e accompagnare l’uomo, deve prendersene cura all’interno dello spazio domestico, che è lo spazio sia dell’intimità che della convivialità.

Quando avete sentito parlare per la prima volta di Mutina?

Con la prima collezione disegnata da Patricia Urquiola, Déchirer.

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Avete una collezione preferita?

In generale, tutte quelle disegnate dai fratelli Bouroullec e da Patricia Urquiola.

State lavorando a qualche progetto particolarmente interessante che vorreste condividere con noi?

Stiamo lavorando a un interno domestico a Venezia utilizzando le diverse varianti della serie Pico di Mutina.

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