A TALK WITH DAVIDE GROPPI

Fotografie di Matteo Pastorio

Davide Groppi, oltre ad intrattenere da quasi vent’anni un’intensa relazione con il mondo della luce e dell’illuminazione, è un grande amico di Mutina da oltre 15 anni. Siamo andati a trovarlo nel suo studio di Piacenza, dove nel 1989 ha iniziato a disegnare le lampade che gli hanno permesso di intraprendere la sua avventura nel mondo del design, un’avventura fatta di istinto, leggerezza, emozione e semplicità.

Davide_Groppi_01-1024x760

Era la fine degli anni ’80 quando hai aperto il tuo primo laboratorio in cui inventavi e producevi le tue lampade. Cosa ti ha portato a compiere un passo così importante?

Mi chiedono spesso come abbia deciso di iniziare a fare lampade e non ho mai una risposta precisa. Il fatto è che mio padre mi insegnava a costruire le cose e una volta costruimmo insieme una lampada. Mi ricordo che questo mi aveva sinceramente emozionato.
Era una lampada con un paralume. I paralumi mi hanno sempre affascinato. Siamo tutti più belli vicino ad una abat-jour. Così quando si è trattato, a 25 anni, di decidere cosa fare della mia vita (ero un po’ hippy al tempo, e forse, in parte, lo sono ancora) decisi di aprire un laboratorio a Piacenza. Questo è stato il mio primo e unico lavoro.

Prima del lancio del tuo progetto personale, avevi mai provato a disegnare per i grossi marchi di illuminazione?

Non avevo mai provato. Ero troppo insicuro (e timido) per pensare di presentarmi alla porta di un’azienda. E poi ho sempre pensato che far semplicemente vedere una lampada a qualcuno è molto riduttivo. Io ho bisogno di raccontare una storia, di spiegare la mia poetica. L’insieme delle estetiche e dei significati che stanno dietro al mio lavoro. Da sempre utilizzo quattro ingredienti per confezionare i miei progetti: semplicità, leggerezza, emozione ed invenzione. Non ho mai cambiato ed ho sempre la sensazione di fare la prima lampada.

Davide_Groppi_06

Chi ti ha accompagnato nel percorso di sviluppo e diffusione del tuo progetto?

All’inizio ero da solo. Per alcuni anni sono stato completamente solo. È come se fossi andato a scuola di luce e di lampade. Io non sono figlio di imprenditori, ma ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno insegnato alcune cose importanti. Poi è arrivato mio fratello Michele e successivamente i primi collaboratori che lavorano ancora adesso con me. Ora lavoriamo in tutto il mondo e lo devo completamente a loro.

Come funziona la creazione di una lampada? Qual è il processo creativo e produttivo che porta al prodotto finito?

Per me è molto semplice. È un’esigenza. La necessità di risolvere un problema e la voglia di comunicare. Il processo è classico. Ne parlo con qualcuno, facciamo qualche prototipo in laboratorio e poi cominciamo a costruire una storia. Personalmente ho sempre bisogno di parlare e scambiare con qualcuno. Ho anche bisogno di fotografare e vedere quello che sto facendo. Ho bisogno di dare un nome al progetto. I nomi delle lampade sono importanti. Tanto importanti che alcune volte nasce prima il nome della lampada stessa.

Davide_Groppi_03

Nello specifico, quali sono le tue fonti di ispirazione?

Il mio lavoro non è una scienza esatta, ma nel tempo ho individuato un mio metodo. Un metodo che posso sintetizzare in sette paradigmi, sette scintille da cui spesso partono le idee: l’arte, il ready-made, la luce dove vuoi, il fatto a mano, la luce come servizio, l’ironia.

Cos’è Spazio Esperienze?

Spazio Esperienze è un luogo pensato per far vivere a tutti i visitatori un’esperienza di luce indimenticabile. Capace di suscitare un sentimento di appartenenza e la voglia di ritornare. Spazio Esperienze è ricavato volutamente nel cuore della fabbrica proprio per far cogliere l’essenza del nostro lavoro e l’idea che le lampade non nascono per magia, ma sono il risultato di ingegno, fantasia, lavoro, organizzazione, passione, cuore e cervello.

Davide_Groppi_04

In che modo il territorio emiliano ha influenzato il tuo lavoro?

Amo l’Emilia. Ci sono nato e ci vivo. Alcune volte penso che non sarei riuscito a fare questo lavoro se fossi nato altrove. Per tante ragioni. Per le persone, i luoghi, il cibo, la nebbia…

Qual è il tuo rapporto con Mutina?

Conosco Massimo da 15 anni e l’ho sempre seguito nella sua avventura. È un rapporto di stima e di amicizia, ma anche di ammirazione per il lavoro che fanno. Sono veramente bravi. Il lavoro che fa Mutina non è un lavoro facile. Si tratta di dare un senso alle superfici per far cogliere le capienze e le gerarchie degli spazi. Molti cercano di farlo, pochissimi riescono a farlo con originalità e coerenza come fanno quelli di Mutina.
Alcune volte ho contribuito offrendo la mia luce.

Se dovessi accostare un prodotto o un designer di Mutina a una tua lampada, quale sarebbe?

Non ho una preferenza particolare. I progetti di Mutina sono tutti meravigliosi, mai banali. Mi piacerebbe accarezzare le superfici di Mutina con la luce di “Nulla”. Per me Nulla rappresenta l’assenza e l’essenza delle cose. Uno dei lavori a cui sono maggiormente affezionato. Mi piacerebbe fare un lavoro di luce e superficie..

Davide_Groppi_08