A TALK WITH FRANCO NOERO

Fotografie di Matteo Pastorio

 

Franco Noero ha una particolare affezione per Torino. Un centro fuori dal centro, come lo definisce lui, dove ha aperto la sua prima galleria e, pochi anni fa, la seconda. Durante il nostro incontro abbiamo parlato delle innumerevoli potenzialità artistiche di questa città e del territorio italiano, delle origini della sua passione per l’arte contemporanea e della nuova generazione di collezionisti.

Franco_Noero_01

Quando è nata e come si è evoluta la tua passione per l’arte contemporanea?

È una passione nata da ragazzino, quando avevo 14 o 15 anni, e coincide con una visita che fece chiarezza nei mie pensieri molto confusi dell’epoca: quella alla mostra inaugurale del Castello di Rivoli, Ouverture. Da quel momento capii che mi sarei occupato di arte, nonostante ancora non capissi bene cosa fosse. Ben presto mi immaginai gallerista, ad osservare e contribuire alla crescita delle idee che amavo e che avrei avuto la fortuna di incontrare.

Qual è la parte più difficile del lavoro di gallerista?

Mantenere l’integrità, morale e intellettuale, e ricercare costantemente la qualità. Anche a costo di grandi e radicali sacrifici.

Franco_Noero_02

Ricordi il primo artista che hai esposto?

Certo, ma preferisco parlare del secondo. A parte gli scherzi, con il primo purtroppo smisi presto di collaborare, con il secondo invece lavoro da 20 anni: Henrik Olesen.

Credi molto in Torino, qui hai aperto la prima galleria nel 1999 e, due anni fa, la seconda in Piazza Carignano. Hai mai pensato di aprire uno spazio in un’altra città italiana, o all’estero? Cosa ti lega così profondamente a questo luogo?

Credo molto in Torino e nelle sue potenzialità di “centro fuori dal centro”. Vi sono fattori e attori importanti che mi fanno restare ancorato a questa città, che mi ha accolto ma mi mette ancora alla prova tutti i giorni. Forse al momento ciò che manca è una regia forte e la volontà di fare sempre meglio. Ho avuto per 4 anni una bella galleria a Roma con due amici, Gavin Brown e Toby Webster, che fu una bellissima esperienza. Oggi penso spesso insieme al mio socio Pierpaolo Falone a quale potrebbe essere lo sviluppo della galleria, e quindi anche all’apertura di un’eventuale sede all’estero, ma non ci è ancora chiara la strada giusta per questo passo. Vedremo.

Franco_Noero_06

Rappresenti diversi artisti emergenti sia locali che internazionali. Pensi che in Italia venga data la giusta attenzione alla nuova generazione di creativi?

Purtroppo in Italia il sistema di sostegno alla creatività e alle idee ha molte lacune, e molto si potrebbe e dovrebbe fare. Però c’è un sistema museale davvero molto buono, capace di fare miracoli anche in assenza di fondi. A Torino, Bolzano e Napoli, ad esempio, i miracoli si sono fatti davvero. Poi vi sono i privati. L’Italia, anche in assenza di sgravi fiscali e quant’altro, è ricca di persone e fondazioni private che hanno sostenuto e sostengono l’arte e la creatività con grande lungimiranza.

Pur avendo base a Torino, fiere ed eventi legati al mondo dell’arte ti permettono di viaggiare in tutto il mondo. Secondo la tua esperienza, cosa differenzia i collezionisti italiani da quelli stranieri?

Un tempo erano conosciuti per la loro curiosità e spregiudicatezza intellettuale. Purtroppo al momento vedo un po’ di timidezza, soprattutto nelle nuove generazioni.

Franco_Noero_04

Hai familiarità con Mutina? Quale aspetto ti ha colpito della nostra azienda?

Ho conosciuto la realtà di Mutina dopo aver incontrato Massimo Orsini e ho visitato quel capolavoro di Mangiarotti che è la loro meravigliosa sede, dove ho iniziato a guardare con grandissimo interesse al lavoro dell’azienda con il design. L’arte è la giusta risposta al bisogno di volare ancora più in alto.

C’è un artista del passato con cui ti sarebbe piaciuto lavorare?

Henri Rousseau. Blinky Palermo. Alighiero Boetti.

Franco_Noero_03

Franco_Noero_05