A TALK WITH SONIA VAN DE HAAR

Fotografie di Julia Charles

 

Sonia van de Haar ha fondato Lymesmith (www.lymesmith.com.au) nel 2004, uno studio di design dall’anima poliedrica le cui sperimentazioni mettono in relazione colore, paesaggio e architettura urbana. Durante il nostro incontro, le abbiamo chiesto del suo approccio personale e di come sia stato in qualche modo influenzato dall’esperienza in India, del progetto realizzato recentemente utilizzando Tierras in modo estremamente creativo e dell’importanza della sostenibilità nel suo lavoro.

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Hai fondato Lymesmith nel 2004. Com’è nato lo studio? Quali valori porta avanti?

Volevo creare il lavoro perfetto, combinando le esperienze avute come artista e come architetto. Significava lavorare per me stessa in modo interdisciplinare, cercando opportunità di collaborazione e lavorando con il colore su larga scala. Ho riscontrato una carenza nella conoscenza del colore nel campo dell’architettura e ho pensato ci fosse l’opportunità di creare qualcosa di unico nel settore. Lymesmith è nato da lì.

A differenza dell’architettura contemporanea, minimalista e dai toni neutri, tutti i tuoi lavori ruotano attorno alla forza dei colori. Come descriveresti il tuo approccio personale?

Se usato razionalmente, il colore può avere effetti che superano ogni aspettativa. Non l’ho mai usato solo per il gusto di farlo, è sempre una risposta alle condizioni e un’esplorazione delle potenzialità già insite nell’ambiente, nell’architettura o nella cultura. Di fatto, il total-white è raramente la scelta migliore! L’architettura eccessivamente minimalista è anti-umana; decorazioni troppo naturali sono quasi repressive. Le persone scelgono il bianco per lo più perché non sanno cos’altro fare, o hanno paura di commettere un errore.
Trovo che le persone amino il colore, quando viene usato bene. C’è un range infinito di possibilità tra il “total-white minimalista” e vivere in un caleidoscopio. Io incoraggio una sperimentazione ponderata tra questi due estremi.

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Trovandosi di fronte a un’architettura, cosa deve catturare lo sguardo?

Per me non si tratta di catturare lo sguardo, ma di mantenere costante l’interesse. È tanto facile attirare l’attenzione, quanto per il cervello disinteressarsi subito dopo aver processato un’informazione. Se lavori con il colore in un ambiente urbano, devi accettare e scendere a patti con ogni genere di “disturbo visivo”. I materiali e i colori che trasmettono costantemente una sensazione di piacere e di benessere sono spesso complessi e il loro aspetto cambia a seconda del giorno e delle stagioni.

Che tipo di relazione viene instaurata con i clienti?

Costruire fiducia ed empatia è molto importante. Richiede tempo, e di solito sboccia una volta che il progetto è stato realizzato. In architettura il colore deve essere sperimentato fisicamente – è molto difficile esprimere la qualità di un materiale nello spazio solo attraverso un modellino o un disegno su carta. Una volta che il lavoro è concluso, i clienti sono soddisfatti e felici.

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Hai trascorso diverso tempo in India, il Paese d’origine del coloratissimo Holi festival e dei tipici saree brillanti, dove hai studiato la tecnica dell’affresco. Questa esperienza ha in qualche modo influenzato il tuo gusto estetico?

Per me l’India è stato un punto di svolta. Ero molto giovane, una studentessa d’arte, e vivevo della mia immaginazione, tutte le mie idee erano molto esoteriche. Non è stata un’esperienza spirituale; è stata completamente fisica. Traumatica! Avevo gli occhi puntati sulla fisicità della vita, del colore, dei pigmenti e della pittura, grazie allo studio dell’affresco. Lavorare ogni giorno con la calce ha bruciato le mie impronte digitali. Il nome del mio studio, Lymesmith, deriva proprio da quella esperienza. Rappresenta la connessione tra natura, arte e architettura.

Nel progetto del murale per la piscina nella Garden House di Bronte, hai usato Tierras in modo davvero artistico. La cosa più incredibile è che non si tratta semplicemente di una parete ornamentale, ma opera come un elemento complementare tra la natura e l’architettura. Qual è stato il concept del progetto? Che tipo di percezione volevi ricreare entrando in giardino?

Il mio lavoro è sempre incentrato sulle relazioni. Il murale è un elemento del paesaggio, in cui ti imbatti passeggiando per il giardino o nuotando in piscina. Ho cercato di creare un’armonia dinamica tra gli elementi, inserendo qualcosa di inerente ma, allo stesso tempo, inaspettato.

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Oggi il contrasto tra la tutela ambientale e l’urbanizzazione sta diventando sempre più importante. Quale spazio occupa la sostenibilità nel tuo lavoro?

La sostenibilità è innanzitutto un modo di pensare, che porta ad agire in una certa maniera. La cosa che adoro della ceramica è che è uno dei materiali più antichi e durevoli creati dall’essere umano. Spiego ai miei clienti che le piastrelle che scelgono saranno qui per centinaia di anni, quindi non devono lasciarsi guidare delle mode o vederle come un materiale di scarto. Le risorse della terra devono essere sfruttate con estrema cura e considerazione.

Ricordi la prima volta che hai sentito parlare di Mutina? Cosa ti ha affascinato di più della nostra azienda?

Mi sono imbattuta nella collezione Tierras di Patricia Urquiola dal mio showroom fornitore, a Sidney. Sono entrata e mi sono letteralmente paralizzata. C’era un bellissimo espositore con tutti i prodotti Tierras ed ero così emozionata di vedere qualcosa che non fosse GRIGIO. Incredible l’uso di entrambe le lavorazioni, artigianale e industriale, nella stessa collezione. Geniale! La terracotta è uno dei materiali più belli del mondo e ho tentato di convincere le persone a guardarla senza pregiudizi per anni.

Hai una collezione preferita? Perché?

Ovviamente Tierras sarà sempre la mia preferita. Ma non vedo l’ora di vedere la nuova collezione di Hella Jongerius, Diarama; potrei morire di felicità. La particolarità delle piastrelle Mutina risiede nel dettaglio e nella varietà di ogni range. Ti viene presentato un insieme di accostamenti che consentono grande creatività. E naturalmente le combinazioni di colori sono davvero ben fatte.

Se potessi scegliere una qualsiasi struttura nel mondo da rimodellare secondo il tuo gusto personale e visione artistica, quale sarebbe? Cosa realizzeresti?

Domanda difficile! Stavo giusto pensando che sarebbe davvero interessante realizzare un dipinto subacqueo o un murale per un’enorme piscina.

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