A TALK CON MASSIMO BOTTURA

Fotografie di Erik Wåhlström

Era settembre 2013 quando Mutina ha trasformato per 48 ore gli ampi spazi di architettura industriale della propria sede operativa, progettati da Angelo Mangiarotti, nel luogo ideale in cui presentare Mews e Phenomenon, le collezioni disegnate rispettivamente dagli inglesi Barber & Osgerby e dal giapponese Tokujin Yoshioka.
Durante le serate, ospiti di eccezione del panorama del design italiano e internazionale si sono lasciati guidare in un percorso culinario dedicato al territorio firmato dallo chef modenese Massimo Bottura, che abbiamo incontrato per qualche domanda.

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Il cibo e la ceramica possono sembrare due mondi molto distanti, cosa ti ha spinto ad accettare la proposta di Mutina per l’evento Path Dinner?

Credo che in Italia sia fondamentale comunicare il Made in Italy e la riconosciuta eccellenza di alcune aziende italiane spesso di provincia, ma accomunate da un’enorme passione. La sinergia con le eccellenze del territorio è la cosa più naturale da cui trarre la linfa con la quale costruire il nostro paese futuro.

Sei ormai diventato un personaggio dalla visibilità internazionale, spesso all’estero in contesti prestigiosi ma al tempo stesso ancora molto legato al territorio e alle tradizioni culinarie. Come è stato collaborare con un’azienda che si trova a 10 km da casa e che ha dimostrato come te, di puntare all’eccellenza?

Si riassume tutto in quello che ho detto in precedenza. D’altra parte quando mi chiedono di definire la mia cucina, mi trovo spesso a descriverla come una cucina di territorio, ma un territorio visto da 10 km di distanza.

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Patricia Urquiola ha avuto il ruolo di regista curando, con estrema sapienza, tutto l’allestimento e trasformando uno spazio industriale nella cornice ideale per la serata. Come siete riusciti ad armonizzare il vostro apporto al progetto?

Patricia è straordinaria, la stimo da sempre e lavorare con lei è stato fantastico perché entrambi avevamo una grande energia e una grande carica. A guidarci è stata la passione, abbiamo immaginato l’evento in 101 modi diversi prima di arrivare a vederlo realizzato come è stato. Il suo lavoro parla di lei, è espressivo e unico, io stesso ho comprato le sue piastrelle per la cucina di uno degli appartamenti dei miei ragazzi.

Abbiamo presentato due nuove collezioni: Mews disegnata dai talenti inglesi Barber & Osgerby e Phenomenon realizzata in collaborazione con Tokujin Yoshioka, un poeta del design giapponese. Come è nata l’idea di rivisitare per loro alcuni piatti? Hai intenzione di riproporli nel tuo ristorante?

L’ispirazione per un nuovo piatto viene solo dall’attenzione nei confronti di ciò che ti circonda, dall’umiltà e dalla capacità di ascoltare. Proporre un Fish and Chips con gelato di Guinness oppure il Maki di Unagi è stata una scelta dedicata esclusivamente all’evento che sicuramente mi ha aperto nuovi orizzonti di lavoro da cui attingere.

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La sede aziendale, forte espressione di architettura industriale che porta la firma di Angelo Mangiarotti, trasformata in una location esclusiva: che impressione hai avuto nel lavorare con la ‘famiglia Mutina’ in un contesto così inusuale?

La location era davvero incredibile, la percezione di ogni piatto era ampliata dai vari allestimenti creati per l’occasione. Tra me e la ‘famiglia Mutina’, c’è da sempre un gran feeling e appena mi hanno proposto la loro idea ho subito accettato, è sempre bello lavorare con loro.

È stato un vero piacere lavorare con te, a quando la prossima?

Io dico sempre che nel mio futuro c’è solo altro futuro, quindi perché no.

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