A talk with Nicholas Fox Weber
Homage to the Square nasce dall’incontro tra due modi di pensare il colore. Da una parte, la ricerca condotta da Josef Albers sulla sua instabilità, relatività e straordinaria capacità di alterare la percezione. Dall’altra, la ricerca di Mutina sulla ceramica come linguaggio architettonico ed espressivo, in cui il colore è inscindibile dalla materia, dalla superficie e dalla luce.
Sviluppata in collaborazione con The Josef & Anni Albers Foundation, Homage to the Square inaugura per Mutina un nuovo dialogo con il mondo dell’arte, dando vita alla sua prima collezione realizzata insieme a una fondazione. Più che riprodurre semplicemente l’opera di Albers, il progetto ne traduce la ricerca in una nuova dimensione materica, portando uno dei più influenti studi sul colore del Novecento nel territorio dell’architettura e del design contemporanei.
L’incontro assume un significato particolare alla luce della pratica dello stesso Albers. Formatosi fin da giovane attraverso il lavoro artigianale e successivamente nella sperimentazione dei laboratori del Bauhaus, Albers considerava i materiali non semplicemente come veicoli per le idee, ma come elementi attivi nel determinare il modo in cui li vediamo e li percepiamo.
Come racconta Nicholas Fox Weber, Executive Director di The Josef & Anni Albers Foundation, Albers era costantemente alla ricerca di nuovi modi di presentare il colore e rimase per tutta la vita un vero “adventurer”, uno sperimentatore. Abbiamo parlato con lui delle idee alla base della collaborazione, dell’inesauribile interesse di Albers per la percezione e la sperimentazione e di ciò che accade quando l’opera Homage to the Square incontra il mondo della ceramica.
Homage to the Square è una delle opere più iconiche e influenti di Josef Albers. Cosa ha significato per The Josef & Anni Albers Foundation vedere questa serie tradotta in una dimensione materica e architettonica attraverso la collaborazione con Mutina?
Josef considerava gli Homages come dei “vassoi su cui servire il colore”. Le piastrelle Mutina presentano il colore in un modo nuovo, attraverso un materiale diverso e dotato di una texture molto particolare. Questo fa sì che i colori si incontrino e interagiscano tra loro in un modo mai sperimentato prima.
Josef Albers ha spesso descritto il colore come qualcosa che “non viene quasi mai visto per ciò che realmente è”. In che modo la ceramica – con la sua texture, la sua profondità e la sua interazione con la luce – apre oggi nuove possibilità per fare esperienza delle sue idee?
La lucentezza è diversa e la qualità della luce introduce qualcosa di nuovo nel lavoro di Josef. Così, il modo in cui il colore ci inganna trova una forma del tutto pionieristica.
Il progetto va oltre la riproduzione ed entra nel territorio dell’interpretazione. Quali aspetti della pratica e del pensiero di Albers erano essenziali preservare in questo dialogo con Mutina?
Josef era sempre alla ricerca di nuovi approcci alla presentazione del colore. Era uno sperimentatore, profondamente consapevole del ruolo dei diversi materiali, fin da quando suo padre lo aveva formato alla tradizione artigianale e, successivamente, attraverso il suo coinvolgimento nei diversi laboratori del Bauhaus.
Josef e Anni Albers credevano profondamente nella relazione tra arte, artigianato e vita quotidiana. Consideri Homage to the Square con Mutina una prosecuzione contemporanea di questa eredità?
Sì, questo progetto porta avanti quell’eredità in una forma assolutamente contemporanea, riflettendo nuove tecnologie e possibilità produttive senza precedenti. Spingersi verso territori nuovi era qualcosa a cui Josef teneva profondamente.
La percezione del colore cambia a seconda del contesto, della scala e della distanza. Quanto era importante che questa collaborazione potesse essere vissuta non soltanto come un oggetto, ma come un’esperienza spaziale e immersiva?
È estremamente importante. Con queste superfici ceramiche, possiamo essere letteralmente circondati dagli eventi alchemici di Josef.
Lo spirito del Bauhaus era profondamente radicato nella sperimentazione tra discipline diverse. Quanto ritiene ancora attuale questo approccio, in particolare nel mondo del design e dell’architettura?
La sua attualità è evidente ovunque, dagli smartphone alle facciate degli edifici. Le possibilità di nuove sperimentazioni sono infinite.
Mutina ha sempre affrontato la ceramica attraverso una prospettiva culturale e artistica, piuttosto che puramente industriale. Cosa ha reso questa collaborazione particolarmente affine ai valori della Fondazione?
La Fondazione cerca di portare avanti “la rivelazione e l’evocazione della visione” attraverso modalità sempre nuove. Mutina è profondamente immersa tanto nella tradizione quanto nella modernità, proprio come la Albers Foundation in tutti i suoi progetti.
Guardando alle reazioni che il progetto ha suscitato finora, cosa spera che designer, architetti e pubblico possano portare con sé da questo incontro con l’opera di Josef Albers?
Credo che proveranno un senso di entusiasmo e di rivelazione – anzi, ne sono certo. La loro immaginazione ne uscirà accesa: ed è sempre una cosa meravigliosa.