06.11.19

A talk with Collective Studio

Ritratto di Kevin Mak @ 1KM STUDIO – Fotografie di Katja Lam @ COLLECTIVE
Nel 2015, Betty Ng ha fondato COLLECTIVE, uno studio di architettura con base a Hong Kong che oggi conta due nuove sedi, una a Madrid e una a San Francisco. Pur essendo fortemente legato all’Asia, lo studio è orientato alla globalità – come il team stesso tiene a sottolineare – e opera focalizzandosi su tre principi: chiarezza, estetica e funzionalità. Durante il nostro incontro, gli architetti hanno parlato del loro approccio personale, dell’importanza di avere un bagaglio multiculturale e, soprattutto, del progetto realizzato per il nuovo showroom di Valextra a Honolulu, dove la tridimensionalità della collezione Mistral di Barber & Osgerby è divenuta oggetto di varie sperimentazioni.
Nel 2015, Betty Ng ha fondato COLLECTIVE, uno studio di architettura con base a Hong Kong che oggi conta due nuove sedi, una a Madrid e una a San Francisco. Pur essendo fortemente legato all’Asia, lo studio è orientato alla globalità – come il team stesso tiene a sottolineare – e opera focalizzandosi su tre principi: chiarezza, estetica e funzionalità. Durante il nostro incontro, gli architetti hanno parlato del loro approccio personale, dell’importanza di avere un bagaglio multiculturale e, soprattutto, del progetto realizzato per il nuovo showroom di Valextra a Honolulu, dove la tridimensionalità della collezione Mistral di Barber & Osgerby è divenuta oggetto di varie sperimentazioni.

Qual è la storia di Collective Studio?

COLLECTIVE è stato fondato da Betty nel 2015. Dopo aver sperimentato da sola per un anno, nel 2016 ha assunto Juan e Katja, con cui aveva lavorato presso OMA, e più tardi, nel 2019, ha proposto di unirsi anche a Chi Yan, ex-collega presso Herzog & de Meuron. Oggi noi quattro dirigiamo lo studio, un’entità di circa dodici creativi provenienti da diverse parti del mondo. Ci piace sempre sottolineare di avere un orientamento globale, pur essendo fortemente legati all’Asia.

Quali valori porta avanti lo studio attraverso il proprio lavoro?

Diamo molto valore all’apprendimento di ciò che non conosciamo e, al contrario, puntiamo a disimparare ciò che siamo abituati a sapere.

La vostra prima sede è stata fondata a Hong Kong, ma oggi avete delle basi operative anche a Madrid e San Francisco. Inoltre, potete fare affidamento su una squadra eterogenea di architetti. In che modo questo bagaglio multiculturale influenza il vostro lavoro?

Il nostro team è internazionale anche nel senso che ognuno ha fatto esperienze di vita, scolastiche e di lavoro al di fuori della propria comfort zone. Questo permette a tutti quanti di essere sempre “al di fuori del contesto”, offrendo diverse prospettive e ampio margine per agire in modo leggermente diverso in ogni progetto, programma e luogo.

Come descrivereste il vostro approccio all’architettura?

Il nostro approccio si basa su un’idea di racconto che riflette su concetti forti. Diamo importanza all’astrazione dell’architettura, espandendola così attraverso il pensiero critico: dalle esperienze spaziali al contesto, al programma e all’organizzazione, la matericità, la cultura, l’economia, la psicologia e le tecnologie…

Diamo molto valore all’apprendimento di ciò che non conosciamo e, al contrario, puntiamo a disimparare ciò che siamo abituati a sapere.

Avete recentemente lavorato all’allestimento del nuovo showroom Valextra a Honolulu, situato presso Ala Moana Center (il più grande centro commerciale aperto del mondo). Come si è sviluppato il progetto?

Abbiamo lavorato a stretto contatto con Sara Ferrero, CEO di Valextra. Sara ha una visione molto chiara riguardo l’immagine del brand, ma allo stesso tempo ci ha concesso assoluta libertà di interpretare il nuovo punto vendita. Il forte rispetto reciproco si è evoluto in una collaborazione professionale che ha alimentato una visione comune. Questo si è tradotto in un’estetica forte e nella sperimentazione dei materiali, requisiti che hanno contribuito al successo del progetto sia da un punto di vista architettonico che commerciale.

In che modo interagiscono con lo spazio circostante le strutture tridimensionali in ceramica prodotte da Mutina?

Volevamo rompere la facciata, amplificando l’esperienza di acquisto all’aria aperta grazie a un ingresso luminoso, facilmente accessibile attraverso una serie di porte rotanti in vetro alte 4 metri. Questo trascina naturalmente i visitatori all’interno del negozio, dove si trovano di fronte a una montagna tridimensionale che abbiamo progettato e costruito utilizzando gli elementi Mutina. Ci sono sempre piaciuti i prodotti dell’azienda, Mistral in modo particolare. Mutina ha generosamente spedito alcuni prototipi, che abbiamo manipolato e “abusato” nel tentativo di amplificarne la tridimensionalità. Li abbiamo accatastati, perforati, riempiti, abbiamo cercato di far passare i cavi attraverso gli interni vuoti… Tutti questi esperimenti hanno portato alla creazione dell’installazione ceramica (The Mountain), riconfigurata, riprogettata e personalizzata con una colorazione blu, per l’interno del nuovo showroom Valextra.

Che tipo di relazione sviluppate con i vostri clienti?

Consideriamo i nostri clienti come parte di COLLECTIVE. Esistono diversi livelli di collaborazione, a partire da quello più interno con il nostro team, fino agli appaltatori, i clienti, i consulenti… tutti lavorano con passione e dedizione. Interagiamo con professionalità, affidiamo grande responsabilità creativa e, naturalmente, instauriamo un rapporto lavorativo aperto, basato sulla fiducia: qualità intrinseche alla realizzazione di progetti di successo.

Quanto è importante la sostenibilità nei vostri progetti?

È un fattore molto importante, e allo stesso tempo complicato. Avvertiamo costantemente il conflitto tra il desiderio di costruire e la consapevolezza che evitarlo sarebbe probabilmente la scelta più sostenibile. Cerchiamo di usare materiali duraturi e minimizzare gli sprechi. Soprattutto: crediamo che la sostenibilità risieda nel benessere dell’abitazione, che speriamo di raggiungere attraverso la nostra architettura e il nostro design.

Ricordate la prima volta che avete sentito parlare di Mutina? Cosa vi ha colpito di più della nostra azienda?

Siamo venuti a conoscenza di Mutina poco tempo fa, quando lavoravamo presso alcuni studi di architettura in Europa. L’azienda sembra trovare sempre nuovi modi di rompere la classica “piattezza” dei rivestimenti ceramici. Ci sono tante bellissime collezioni, ma siamo più attratti dalle texture e dalla tridimensionalità dei prodotti, perché lasciano ampio spazio per immaginare le diverse applicazioni possibili.

Avete una collezione Mutina preferita?

Naturalmente ci piace Mistral, ma Mutina ha realizzato tante collezioni bellissime. È difficile scegliere, sembra che esista sempre una collezione adatta a qualsiasi progetto.

Crediamo che la sostenibilità risieda nel benessere dell’abitazione, che speriamo di raggiungere attraverso la nostra architettura e il nostro design.
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