A talk with Jack Hinton
10.12.21

A talk with Jack Hinton

Fotografie di Joseph Hu
Il 20 novembre, presso il Philadelphia Museum of Art, ha inaugurato “Circus: Bouroullec Designs”: la mostra ripercorre gli ultimi dieci anni di carriera di Ronan ed Erwan Bouroullec, attraverso pezzi di design, ceramiche, video e modelli architettonici. Il curatore Jack Hinton ci ha parlato di come è nato e si è sviluppato il progetto, del coinvolgimento del museo e della collaborazione con Mutina, che ha contribuito all’installazione fornendo le collezioni realizzate dai designer.
Il 20 novembre, presso il Philadelphia Museum of Art, ha inaugurato “Circus: Bouroullec Designs”: la mostra ripercorre gli ultimi dieci anni di carriera di Ronan ed Erwan Bouroullec, attraverso pezzi di design, ceramiche, video e modelli architettonici. Il curatore Jack Hinton ci ha parlato di come è nato e si è sviluppato il progetto, del coinvolgimento del museo e della collaborazione con Mutina, che ha contribuito all’installazione fornendo le collezioni realizzate dai designer.
A talk with Jack Hinton
A talk with Jack Hinton

“Circus: Bouroullec Designs” è stata inaugurata il 20 Novembre al Philadelphia Museum of Art. Qual è il concept della mostra e come si è sviluppata la collaborazione con i designer?

Il Philadelphia Museum of Art presenta un gruppo dedicato, Collab, che da più di 50 anni supporta gli sforzi della struttura nell’esporre e collezionare opere di design contemporaneo. Ogni anno, Collab assegna il Design Excellence Award a un professionista che ha avuto un forte impatto ispirazionale nel settore: nel 2021 omaggiamo Ronan ed Erwan Bouroullec. I designer hanno accettato con piacere e sono stati dei partner eccezionali. Sono stati anche molto pazienti, perché abbiamo dovuto rimandare la mostra durante l’ampliamento del museo, per poi posticiparla nuovamente a causa della pandemia.

A cosa si riferisce il titolo della mostra?

Il termine “Circus” si riferisce allo spirito creativo di Ronan ed Erwan Bouroullec, e al loro senso del design. Mi piace considerarla una metafora dell’esperienza magica del circo e del loro ruolo di performer. È una mostra gioiosa, una finestra sugli ultimi dieci anni – o quasi – del lavoro dei designer, che ci permette di trovare un po’ di ottimismo dopo tempi difficili.

Che tipo di esperienza volevate creare per i visitatori?

Studio Bouroullec ha sviluppato la scenografia della mostra in collaborazione con il museo, abbiamo creato un’esperienza immersiva per i nostri visitatori. Ammiro la generosità di spirito e di pensiero dietro al lavoro di Ronan ed Erwan, il modo in cui offrono al pubblico una forma di interazione con l’ambiente e, allo stesso tempo, una piacevole esperienza dello spazio.

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Il termine “Circus” si riferisce allo spirito creativo di Ronan ed Erwan Bouroullec, e al loro senso del design.

Mutina ha contribuito allo sviluppo dell’installazione fornendo gli elementi delle collezioni ceramiche progettate da Ronan ed Erwan Boroullec. In che modo dialogano con lo spazio espositivo e i pezzi presentati?

La mostra invita a esplorare le opere di Studio Bouroullec attraverso i generi: ci sono sovrapposizioni tra tipologia di oggetto e media, visivamente impattanti e gratificanti dal punto di vista didattico. Per esempio, abbiamo un piedistallo per una lampada realizzata con i mattoni in terracotta di Bloc, con un unico elemento di Pico in cima. In un’altra area, un muro creato con Rombini Triangle è accostato alla sedia Rope di Artek e alle lampade AIM di Flos – trovo che il verde intenso del modulo rievochi un paesaggio, o addirittura una giungla, dietro alle linee morbide e organiche dell’arredamento e del sistema di illuminazione, che ricordano delle viti intrecciate.

La mostra comprende diversi codici visuali e artistici, come interior design, architettura e installazione. In che modo si sposano le ceramiche a questi linguaggi?

Ronan ed Erwan si concentrano sui materiali e i mezzi per produrre le loro creazioni, sul ruolo fondamentale di colore e texture e il loro effetto sul consumatore. Per esempio, Pico presenta una superficie opaca che enfatizza i componenti terrosi della ceramica e prende vita grazie ai punti colorati, impressi o a rilievo: è la perfetta espressione del linguaggio Bouroullec.

Come descriveresti la relazione tra arte e design al giorno d’oggi? Pensi che siano pratiche ben distinte o che, in qualche modo, comunichino e si alimentino tra loro?

È rischioso creare connessioni tra arte e design, ma Ronan ed Erwan sono riusciti a raggiungere questa sintesi. Al Philadelphia Museum of Art uniamo questi linguaggi in ogni galleria, la consideriamo una conversazione amichevole e costante tra due universi creativi.

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Quando avete avuto il primo contatto con Mutina? Cosa vi ha colpito di più dell’azienda?

Avevamo già lavorato con Mutina, per celebrare Patricia Urquiola con il nostro Design Excellence Award. All’epoca era stata utilizzata Déchirer, quindi sapevamo dell’importanza dell’azienda nel settore manifatturiero e del suo ruolo di partner per il design contemporaneo.

Qual è la tua collezione Mutina preferita? Perché?

Amo molto le piastrelle e la ceramica, non credo di poterne scegliere una sola! Mutina dimostra come questo materiale sia terreno fertile per esplorare l’arte contemporanea e il design. Mi piace creare connessioni interessanti con la ceramica come medium, attraverso il tempo e lo spazio.

Tra tutti i lavori esposti a “Circus: Bouroullec Designs”, c’è un pezzo che preferisci? Per quale motivo ti attrae particolarmente?

La mostra accoglie una sezione di modelli architettonici, maquette dei progetti realizzati di recente a Parigi dai designer. Sono presentati con un video che mostra l’installazione finita, rivelando un aspetto del processo creativo che non viene visto spesso. Trovo che lo sviluppo dei progetti di architettura di Ronan ed Erwan Bouroullec sia affascinante, soprattutto in relazione all’interazione tra natura e città, che rende quest’ultima – cito testualmente – un luogo incantato.

Ammiro la generosità di spirito e di pensiero dietro al lavoro di Ronan ed Erwan, il modo in cui offrono al pubblico una forma di interazione con l’ambiente e, allo stesso tempo, una piacevole esperienza dello spazio.
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