A talk with Luca Lo Pinto
11.02.21

A talk with Luca Lo Pinto

Ritratto di Giovanna Silva
Foto esposizione di Agnese Bedini e Melania Dalle Grave – DSL Studio
Direttore del Museo MACRO di Roma, Luca Lo Pinto si è avvicinato al mondo dell’arte contemporanea fin dalla giovane età, visitando mostre e musei e immergendosi nella letteratura del settore. Oggi come allora, il suo lavoro viene alimentato da una grande curiosità e dal desiderio di sperimentare al di fuori dei vincoli imposti dalle istituzioni. Ci ha parlato della sua precedente esperienza presso la Kunsthalle Wien, di come nasce una mostra e, soprattutto, di Campo di Marte, la nuova personale di Nathalie Du Pasquier – che rimarrà esposta al MACRO fino al 20 giugno 2021 – dove un corpus di oltre cento opere è accostato agli elementi di Mattonelle Margherita.
Direttore del Museo MACRO di Roma, Luca Lo Pinto si è avvicinato al mondo dell’arte contemporanea fin dalla giovane età, visitando mostre e musei e immergendosi nella letteratura del settore. Oggi come allora, il suo lavoro viene alimentato da una grande curiosità e dal desiderio di sperimentare al di fuori dei vincoli imposti dalle istituzioni. Ci ha parlato della sua precedente esperienza presso la Kunsthalle Wien, di come nasce una mostra e, soprattutto, di Campo di Marte, la nuova personale di Nathalie Du Pasquier – che rimarrà esposta al MACRO fino al 20 giugno 2021 – dove un corpus di oltre cento opere è accostato agli elementi di Mattonelle Margherita.
Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, colore a olio su legno, olio su tela, olio su carta intelaiata, stampa digitale su carta, carta da parati. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista.
Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, colore a olio su legno, olio su tela, olio su carta intelaiata, stampa digitale su carta, carta da parati. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista.

Hai sempre saputo di voler lavorare nel mondo dell’arte contemporanea? In che modo è nata e come si è evoluta questa passione?

Fin da piccolo i miei genitori mi portavano in giro per musei e mostre. Ho avuto un’educazione culturale intensa e onnicomprensiva. La molla però è stata la lettura dei diari di Andy Warhol quando avevo quindici anni. Mi affascinava poter vivere in un mondo lontano da un’esistenza mediocre nella quale limitarsi semplicemente a sopravvivere. Ricordo che un’estate cominciai a girare in modo famelico, visitando ogni tipo di mostra e sfogliando avidamente più libri possibili. Da quel momento è iniziato un viaggio che non si è mai interrotto. In generale provo sempre a mantenere alta l’adrenalina tentando di dare forma alle mie ossessioni.

Prima di diventare curatore del Museo MACRO a Roma, hai lavorato per diversi anni presso la Kunsthalle Wien. In che modo ha influenzato il tuo approccio personale e cosa porti con te di questa precedente esperienza?

È stata un’esperienza umana e professionale importante. Non l’avevo realmente pianificato. Come spesso accade, sono stato spinto dalla curiosità a confrontarmi con qualcosa lontano da me. Ho sempre nutrito dei profondi dubbi nei confronti delle istituzioni, forse perché le ho spesso viste come luoghi in cui la sperimentazione è sottoposta a troppi vincoli. Vienna è stata una palestra per riuscire a portare avanti una ricerca sull’idea di mostra come medium da ripensare costantemente.

Ricordi il primo artista che hai esposto?

La prima mostra che ho curato era una collettiva organizzata nel quartiere Monti a Roma. Le opere erano disseminate in luoghi diversi. Avevo 21 anni ed è stata una bellissima epifania. Con alcuni di quegli artisti (Luca Vitone, Cesare Pietroiusti, Nicola Pecoraro) ci collaboro ancora oggi.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, olio su mdf, disegno a colori su carta, stampa digitale su carta, ceramica, legno dipinto, china su carta. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista, PACE gallery.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, olio su mdf, disegno a colori su carta, stampa digitale su carta, ceramica, legno dipinto, china su carta. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista, PACE gallery.


Qual è la parte più stimolante del tuo lavoro? E quella più complessa?

Il processo di costruzione di una mostra è sicuramente il momento più eccitante. Ogni volta è una forma di innamoramento dove ti lasci guidare dalla volontà di immergerti in qualcosa cercando poi di restituirla in una dimensione altra. Non lavoro mai sulle maquette o sulle piante. Quasi sempre le mie mostre nascono come immagini e la sfida è renderle reali. Fare le mostre è come scrivere. Le opere sono parole. A seconda di dove e come le inserisci e le combini tra loro cambia il senso. Questa è anche la parte più complessa.

Il 3 febbraio ha inaugurato Campo Di Marte, la personale di Nathalie Du Pasquier. Qual è il concept della mostra e come si è evoluta la collaborazione con l’artista?

Ho conosciuto Nathalie nel 2015, quando la invitai a fare una mostra a Vienna. Le mandai una mail e poi ci incontrammo nel suo studio. Ebbi come la sensazione che già ci conoscessimo. Il suo modo di pensare è molto intuitivo e ci siamo trovati in sintonia fin da subito. La mostra di Vienna era pensata per offrire una panoramica della ricerca di Nathalie con la volontà di sottolineare come non ci fosse poi uno stacco cosi profondo tra la sua mente da designer e da pittrice. Campo di Marte è come se fosse il secondo tempo dello stesso film, spingendo ancora più l’acceleratore sull’idea di mostra come gesatmkunstwerk. L’approccio di Nathalie rispetto allo spazio è totalizzante. Non è una mostra antologica ma antilogica, che obbedisce alle regole di un gioco combinatorio dove le singole opere si prestano ad essere ripensate in un costante dialogo l’una con le altre e con la scatola che le contiene. Abbiamo seguito il motto di Josef Frank, grande architetto e designer austriaco: “Any element, no matter where they are taken from, can be used to make new combinations”.

Gli elementi di Mattonelle Margherita sono stati utilizzati per rivestire parte dello spazio espositivo. In che modo dialogano le ceramiche con l’allestimento?

Le mattonelle giocano un ruolo importante nella mostra. Si manifestano in tre momenti con funzioni diverse. Le vediamo applicate prima per creare una struttura display per ospitare le ceramiche, poi per costruire una stanza di soli elementi ceramici e infine messe alla parete come un murales.

Ricordo che un’estate cominciai a girare in modo famelico, visitando ogni tipo di mostra e sfogliando avidamente più libri possibili. Da quel momento è iniziato un viaggio che non si è mai interrotto.

Conosci Mutina? Cosa ti ha colpito di più dell’azienda?

L’aspetto che più mi ha colpito è stata l’intuizione iniziale di Massimo di partire da un elemento solitamente “povero” come la piastrella e nobilitarla. Inoltre si respira un’aria speciale tra le persone che lavorano lì.

Qual è la tua collezione preferita? Perché?

Troppo facile. Margherita! Perché da piccolo adoravo fare m’ama non m’ama.

Come immagini il futuro del MACRO? Puoi svelarci qualcosa in merito al programma?

Abbiamo appena aperto le prime 8 mostre, che svelano finalmente l’idea del museo concepito come un grande magazine composto di stanze/rubriche. Avendo immaginato il museo stesso come un’unica mostra di mostre, il futuro è già ora. Tra maggio e giugno si apriranno a ritmi diversi le nuove mostre seguendo quella trasversalità di linguaggi su cui si fonda l’intero progetto.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, olio su tela, legno dipinto. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista, PACE gallery.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, olio su tela, legno dipinto. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista, PACE gallery.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, legno dipinto, olio su tela, carta da parati. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista.

Nathalie Du Pasquier, Campo di Marte. Exhibition view. Mattonelle Margherita, legno dipinto, olio su tela, carta da parati. SOLO/MULTI, Museo per l’Immaginazione Preventiva, MACRO 2021. Courtesy l’artista.

Fare le mostre è come scrivere. Le opere sono parole. A seconda di dove e come le inserisci e le combini tra loro cambia il senso.

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