A Talk with Nathalie Du Pasquier

Intervista di Sarah Cosulich
Video di Pietro Cremona
Il 23 settembre MUT ha inaugurato la sua quarta mostra: BRIC è un’installazione site-specific creata dall’artista Nathalie Du Pasquier che ha reinterpretato il mattone, elemento architettonico archetipico, capovolgendolo e smaltandolo all’interno di costruzioni scultoree. Condividiamo con voi una conversazione tra l’artista e Sarah Cosulich, curatrice della mostra e del progetto Mutina For Art. 
Installation view by Delfino Sisto Legnani
Installation view by Delfino Sisto Legnani
Ero colpita dalla varietà di usi, forme e colori di questi piccoli mattoni che disegnavano lo stile della rivoluzione industriale.

Un mattone è un modulo?

Sì, è il modulo per eccellenza; piccolo, costa poco e con quello si può costruire tutto.

Un mattone è una parola?

Un mattone da solo non dice niente. Soltanto una persona perversa come me lo può usare come un oggetto e vedere in lui delle qualità estetiche.

Un mattone è un suono?

Sì, se lo butti o quando si rompe, se lo lanci addosso ad una persona è anche all’origine di un suono umano. George mi ha detto che i muratori seri usano la cazzuola per sentire il “clink-clink” del mattone. Se fa “clonk-clonk” vuole dire che è rotto e che non sarebbe giusto usarlo per una struttura importante.

Un mattone è un’architettura?

I mattoni forati hanno questa strana caratteristica di sembrare dei palazzi quando ne guardi uno. Si può costruire un quartiere moderno in miniatura mettendo insieme alcuni di questi mattoni. Alla fine sono alveari e noi siamo solo fastidiosi insetti.

Un mattone è un paesaggio?

No, è un elemento in un paesaggio.

Un mattone è uno spazio?

Per una formica è uno spazio, per un’ape può essere la sua camera da letto.

Un mattone è vuoto?

No.

Un mattone è una composizione?

No, serve a fare una composizione.

Un mattone è un’immagine?

Rappresenta perfettamente l’idea di modulo quindi si usa quando si vuole parlare di una struttura fatta di moduli uguali.

Un mattone è un modo di pensarsi nel mondo?

Sì, se pensiamo di essere ognuno un modulo che compone il mondo. È un’idea democratica, però noi non vogliamo pensare di essere uguali agli altri: siamo tutti mattoni molto irregolari, alcuni vogliono fare un muro, altri un castello, altri ancora un labirinto...

Come nasce la tua storia “di mattoni”?

Io non so niente di mattoni. Per me sono degli oggetti strani e anonimi che a volte ho inserito nelle nature morte che dipingo.

In quale edificio sta il tuo mattone ideale?

Forse la mia prima consapevolezza del mattone è avvenuta all’inizio del mio lavoro di designer nel ’81, durante un viaggio tra Manchester e Leeds con George che da quelle zone proviene. Guardavamo l’architettura vittoriana. Ero colpita dalla varietà di usi, forme e colori di questi piccoli mattoni che disegnavano lo stile della rivoluzione industriale.

Il tuo mattone è fisico o metafisico?

Il mattone è FISICO.

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