A talk with Nicolas Trembley
26.11.21

A talk with Nicolas Trembley

Fotografie di Yves Bachmann
Critico d’arte, curatore e consulente artistico, Nicolas Trembley è una delle voci che hanno preso parte al catalogo della nuova mostra Ronan Bouroullec – The Sound of My Left Hand, inaugurata il 19 novembre a Casa Mutina Milano. Durante il nostro incontro, siamo risaliti alle origini della sua passione per l’arte contemporanea, abbiamo parlato del suo lavoro e del grande interesse non solo per il design, ma anche per la ceramica: una materia che irradia energia primordiale, capace di riconnetterci alla terra.
Critico d’arte, curatore e consulente artistico, Nicolas Trembley è una delle voci che hanno preso parte al catalogo della nuova mostra Ronan Bouroullec – The Sound of My Left Hand, inaugurata il 19 novembre a Casa Mutina Milano. Durante il nostro incontro, siamo risaliti alle origini della sua passione per l’arte contemporanea, abbiamo parlato del suo lavoro e del grande interesse non solo per il design, ma anche per la ceramica: una materia che irradia energia primordiale, capace di riconnetterci alla terra.
A talk with Nicolas Trembley
A talk with Nicolas Trembley

Qual è il tuo primo ricordo legato al mondo dell’arte contemporanea?

Sono nato alla fine degli anni Sessanta, in una famiglia svizzera fortemente Calvinista che amava collezionare ritratti antichi. Mio padre aveva anche una serigrafia di Vasarely e mi piaceva molto, mi sembrava più contemporanea. I miei veri ricordi risalgono a un video festival di Ginevra, dove andai negli anni ’70 e scoprii il lavoro di artisti fantastici come Nauman, Acconci, Rosler, Birnbaum… Credo di aver scoperto l’arte in questo modo.

Lavori sia come curatore che come critico d’arte. In che modo dialogano queste due professioni?

Tecnicamente non sono un critico: non ho studiato storia dell’arte, ma sociologia e antropologia. Lavoro anche come consulente artistico, il che rende le cose ancora più complicate… ma è tutto fluido. Mi piace curare mostre perché sono molto interessato al modo in cui l’arte viene percepita e come può essere presentata all’interno di specifici spazi architettonici. Mi piace anche curare collezioni – nonostante le opportunità siano più rare – perché si può costruire un insieme di opere diverse, a cui dare senso creando connessioni fra di loro. Per questo amo i musei!

Hai avuto modo di lavorare con diversi media nel corso della tua carriera. In particolare, le tue prime esperienze erano legate alla video arte. Che ruolo ricopre oggi la tecnologia nel mondo dell’arte, soprattutto il relazione agli artisti giovani ed emergenti?

Fondai una casa editrice per le opere di video arte. Era in VHS! In quel periodo era difficile avere accesso a questo tipo di lavori, venivano messi in disparte. Oggi è cambiato tutto: la nuova generazione non pensa in termini di medium, usano qualsiasi strumento a disposizione e tutto è un media.

Hai anche una certa familiarità con la ceramica: diversi anni fa hai esposto la tua collezione di vasi tedeschi kitsch degli anni Sessanta e Ottanta. Che tipo di relazione hai con questo materiale? Cosa ti attrae?

A dire il vero, negli ultimi anni non sono stato per niente interessato agli strumenti tecnologici, quanto più al ritorno in auge delle antiche tecniche artigianali nell’arte contemporanea. Sono rimasto particolarmente colpito dal Mingei, l’ultimo movimento delle arti e dell’artigianato giapponese che lavora con tessuti, ceramica, cesti… i fondatori erano dei ceramisti. Questa collezione di vasi “Sgrafo vs Fat Lava” è iniziata per caso, ma mi piace la ceramica come mezzo che ti ricollega alla terra. Trasmette un’energia primordiale, che amo molto.

A talk with Nicolas Trembley
Mi piace la ceramica come mezzo che ti ricollega alla terra. Trasmette un’energia primordiale, che amo molto.

Di recente ti è stato chiesto di scrivere un pezzo per il catalogo di Ronan Bouroullec – The Sound of My Left Hand, la nuova mostra di Mutina for Art. Cosa pensi della mostra e dello speciale display ceramico realizzato per l’occasione?

Ho incontrato Ronan mentre stavo lavorando al catalogo di quei vasi. Amo gli oggetti e nel mondo del design ce ne sono moltissimi, per questo mi è sempre interessato. Penso che Ronan abbia un gusto magnifico per l’esposizione e le immagini del suo account Instagram sono di grande ispirazione per me: si riesce a percepire il suo lavoro come un progetto totale attraverso i diversi codici che utilizza. I mattoni creano un muro, che diventa un piedistallo per un vaso composto da piastrelle, a loro volta utilizzate a parete. Questo esprime una grande flessibilità dei ruoli, è un aspetto che mi piace molto.

Ricordi la prima volta che sei entrato in contatto con Mutina? Cosa ti ha colpito di più dell’azienda?

Conosco alcuni dei designer con cui lavora Mutina. Trovo molto interessante quando qualcuno come Nathalie Du Pasquier – che si muove all’interno di diversi ambiti, come Ronan – propone un progetto che sembra effettivamente un’opera d’arte. Non vedo l’ora di vedere gli artisti progettare dei rivestimenti.

Qual è la tua collezione Mutina preferita? Per quale motivo?

In questo periodo sto ristrutturando un presbiterio nel sud della Francia, quindi visito il sito di Mutina in continuazione. In genere mi piacciono le cose semplici, moduli minimal e in tinta unita che lavorano con la ripetizione, come Mews di Barber & Osgerby. Tuttavia, nella corso della mia nuova ricerca artigianale, sono stato conquistato dalla texture di Pico di Ronan ed Erwan Bouroullec: riconnette il corpo alla terra, come dicevo.

A talk with Nicolas Trembley
A talk with Nicolas Trembley
A talk with Nicolas Trembley
Trovo molto interessante quando qualcuno come Nathalie Du Pasquier – che si muove all’interno di diversi ambiti, come Ronan – propone un progetto che sembra effettivamente un’opera d’arte. Non vedo l’ora di vedere gli artisti progettare dei rivestimenti.
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