Talks
02.11.16

A talk with Sarah Cosulich

Fotografie di Matteo Pastorio
Artissima è la principale fiera d’arte contemporanea in Italia. Sin dalla sua fondazione nel 1994, unisce la presenza nel mercato internazionale a una grande attenzione per la sperimentazione e la ricerca. Alla fiera partecipano ogni anno quasi duecento gallerie da tutto il mondo.
Per la prossima edizione, anche Mutina parteciperà alla manifestazione con il progetto “This Is Not a Prize”, in cui una giuria d’eccezione, formata da Massimo Orsini (CEO Mutina), Patricia Urquiola (designer e architetto), Marco De Vincenzo (stilista) e Gianluigi Ricuperati (direttore creativo Domus Academy), premierà un talento con il supporto per la creazione di una pubblicazione o una mostra dei suoi lavori. Siamo andati a incontrare Sarah Cosulich, direttore di Artissima, per farci raccontare della manifestazione giunta quest’anno alla sua 23esima edizione. Artissima 2016 si svolgerà dal 4 al 6 novembre all’Oval, padiglione costruito per i Giochi Olimpici Invernali nel complesso di archeologia industriale del Lingotto di Torino.

Prima di addentrarci nel tema Artissima, potrebbe parlarci della sua esperienza precedente?

Ho studiato negli Stati Uniti, a Berlino e a Londra, città europee dove ho anche lavorato: le mie prime esperienze sono state al Judisches Museum Berlin e alla TATE Britain. Il primo incarico importante è stato quello di assistente curatrice alla Biennale Venezia di Francesco Bonami nel 2003, un’esperienza unica e indescrivibile. Lì ho avuto occasione di conoscere e lavorare a stretto contatto con decine di artisti internazionali del calibro di Fischli/Weiss, Matthew Barney, Gabriel Orozco, Damien Hirst o Rudolf Stingel, rapporti che ho mantenuto e consolidato anche con i miei seguenti incarichi professionali; un’altra tappa fondamentale è stata l’esperienza a Villa Manin, cinque anni da curatrice in cui ho curato mostre e progetti di artisti quali Carsten Höller, Pawel Althamer, Rirkrit Tiravanija, Damian Ortega, Tomas Saraceno, Tobias Rehberger, Paola Pivi e Elmgreen & Dragset, per nominarne alcuni. Tra le altre esperienze professionali l’insegnamento, la scrittura, una collaborazione con una galleria privata italiana e un’esperienza nel mondo dell’advising in Svizzera.

Il progetto Artissima si ispira ad una tradizione da sempre radicata in terra sabauda. Quanto secondo lei è influente il legame col territorio?

Torino è una città che ha fatto del contemporaneo la sua forza: da culla dell’Arte Povera ha investito nel contemporaneo, con una rete di musei e fondazioni di livello internazionale, che l’hanno resa un centro di eccellenza per l’arte contemporanea; l’essere parte di questa rete è fondamentale per Artissima perché qui il pubblico da tutto il mondo può fruire di un’offerta artistica variegata ed eterogenea. I collezionisti sono attratti dalla nostra identità specifica e mirata, un progetto di “nicchia” in cui riconoscere artisti giovani e riscoprire le avanguardie. Tutto questo all’interno di una città contemporanea dall’affascinante tradizione barocca, con servizi di livello e un’attenzione particolare all’enogastronomia, dal vino ai tartufi…

Com’è nata la manifestazione?

Artissima è una fiera che esiste da 23 anni, nata come iniziativa privata e che, dal 2008, è posseduta dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino tramite la Fondazione Torino Musei. Questa sua natura pubblica fa sì che Artissima sia un’importante evento culturale oltre che commerciale: diamo attenzione sia al pubblico (nel 2015 abbiamo avuto 52.000 visitatori) con eventi speciali mirati all’avvicinamento al contemporaneo, che al collezionismo, attraverso un’offerta artistica specifica. Negli anni infatti Artissima ha affinato la sua missione diventando uno degli eventi di punta del panorama fieristico internazionale.

Lo spirito è sicuramente uno spirito trasformista: la sfida del direttore è saper coinvolgere i diversi interlocutori utilizzando linguaggi diversi per ognuno.

In qualità di direttore, qual è lo spirito con cui affronta questa iniziativa? Saprebbe indicare uno dei momenti più importanti degli ultimi quattro anni?

Lo spirito è sicuramente uno spirito trasformista: la sfida del direttore è saper coinvolgere i diversi interlocutori utilizzando linguaggi diversi per ognuno. Galleristi, collezionisti, giornalisti e partner fanno parte di sfere differenti all’interno della fiera, ma tutti sono coinvolti e resi partecipi collettivamente: l’obiettivo è quello di creare un’orchestra in cui ogni strumento esegue la propria parte componendo nell'insieme una sinfonia. I momenti più importanti che ho vissuto sono quelli in cui ci rendiamo conto di essere degli iniziatori, ci piace moltissimo essere “copiati”: infatti Artissima è stata la prima fiera contemporanea ad aver introdotto un focus sulle avanguardie storiche e un palcoscenico dedicato esclusivamente alla performance, siamo la prima fiera a premiare i giovani artisti con una mostra museale e in generale un posizionamento prioritario nel padiglione, la prima fiera ad aver trasformato le talk in dialoghi itineranti tra gli stand, la prima fiera ad avere una mostra di grandi collezioni istituzionali al suo interno, e la prima fiera ad aver introdotto originali iniziative collaterali in città… Vedere altre fiere internazionali adottare format da noi creati ci dà particolare soddisfazione.

Quali sono i processi più importanti nella selezione delle gallerie che partecipano ad Artissima? Quali i valori per lei fondamentali per la riuscita dell’edizione?

Le gallerie sono raggruppate in diverse sezioni: alcune espongono il loro programma attraverso la presentazione di un progetto precedentemente selezionato dal nostro comitato di galleristi internazionali; un altro gruppo comprende invece sezioni monografiche selezionate da curatori ed direttori di museo, che oltre a scegliere gli artisti contribuiscono alla ricerca per individuarli. La selettività è un elemento molto importante ad Artissima, ed è un aspetto che ci permette di offrire alta qualità e coerenza: non puntiamo ad avere soltanto gallerie dai grandi numeri, ma gallerie dall’approccio sperimentale e innovativo, dalla geografia allargata: quasi il 70% dei nostri espositori proviene dall’estero.

Artissima non è soltanto relegata al mese di novembre; come mantenete attivi i progetti della ricerca durante l’anno?

L’internazionalità di Artissima resta viva tutto l’anno, tramite i comitati curatoriali e i loro processi di ricerca e selezione e la nostra attività nel mondo. La fiera cresce e si nutre per tutti i dodici mesi che precedono un’edizione, affinando il suo progetto e arricchendolo di contatti, conoscenze, dialoghi. I tanti progetti della fiera richiedono viaggi, visite, incontri in moltissimi paesi diversi, con istituzioni, musei e personaggi del mondo dell’arte globale. Riconosciamo curatori e direttori di musei con i quali collaborare a progetti, giurie e iniziative, cerchiamo nuove gallerie interessanti da coinvolgere, e nuovi collezionisti da invitare. Alcune volte sono proprio loro, nei loro rispettivi paesi, a organizzare eventi per promuovere Artissima e Torino visto che ne rimangono affascinati.

Quella del 2016 si prospetta come un’edizione ricca di internazionalità: quali sono le novità?

Una delle tante novità della fiera è Dialogue, la nuova sezione di Artissima che dà la precedenza a stand in cui le opere sono in stretta relazione tra loro, seguendo un’idea di progetto curato; questo per aumentare la qualità e l’attenzione alle presentazioni, in linea con l’identità specifica della fiera. Quest’anno, inoltre, la sezione New Entries dedicata alle giovani gallerie, per la prima volta si troverà in una posizione esclusiva all’ingresso della fiera per ribadire l’impegno di Artissima nei confronti dei linguaggi emergenti. Rispetto alla nostra edizione dedicata alla performance, in occasione della terza edizione evolviamo il format dando vita ad una vera e propria mostra di interventi performativi curata dal collettivo olandese If I Can’t Dance, I Don’t Want To Be Part Of Your Revolution. Una delle nuove iniziative più particolari è sicuramente il progetto speciale di Artissima in collaborazione con Torino Airport: un’installazione site-specific del grande artista Thomas Bayrle accoglierà i visitatori nell’aerea ritiro bagagli dell’aeroporto. Perché Artissima vuole mettersi in gioco, raccontare il contemporaneo nei luoghi più inaspettati e fare da connessione tra l’arte, il pubblico da tutto il mondo e la sua città.

Cosa rappresenta per Artissima la collaborazione con Mutina?

La collaborazione con Mutina è nuova sfida: abbiamo voluto ripensare l’idea di premio, fornendo un’enorme opportunità per artisti e galleristi. E’ un rapporto aperto e mantenuto nel tempo, che prende forma a partire dalla fiera ma soprattutto successivamente: ci piace l’idea di mantenere flessibile il supporto che Mutina sceglie di dare all’artista che riconoscerà in fiera, che sia una mostra, un lavoro o una pubblicazione. Si tratta di una nuova e interessante collaborazione tra chi crea arte e chi la vuole sostenere, in un ripensamento del rapporto tra enti molto un’ottica molto in linea con la filosofia della fiera.

Che cosa consiglierebbe di visitare a Torino?

Nella settimana di Artissima Torino diventa un vero e proprio fulcro di eventi imperdibili: tra gli altri ci saranno le mostre personali di Ai Wei Wei, Ed Atkins, Joseph Beuys, Josh Kline, Carol Rama, Wael Shawky, Rosemarie Trockel… Non è facile scegliere un unico progetto da consigliare al pubblico all’interno della vasta programmazione cittadina, comprendendo sia le grandi istituzioni torinesi sia gallerie e gli spazi no profit. Una cosa molto particolare di Torino è la presenza in città degli studi d’artista di personaggi come Carlo Mollino e Carol Rama, ambienti sorprendenti e affascinanti che è possibile visitare, e offrono un punto di vista inedito sul lato artistico della città.

Che cosa vede nel futuro di Artissima?

Una fiera come Artissima trae grande vantaggio dalla sua strategia globale e al contempo unica: ciò che è di nicchia e di qualità può avere grande futuro, proprio grazie alla sua offerta mirata, dove il collezionista è seguito e può essere più selettivo nell’orientare i suoi interessi. L’essere racchiusa in una culla come Torino, capitale del contemporaneo e città sofisticata e accogliente, è un’opportunità speciale; sono convinta che la specificità sia oggi il segreto per competere in un mondo globale.

La collaborazione con Mutina è nuova sfida: abbiamo voluto ripensare l’idea di premio, fornendo un’enorme opportunità per artisti e galleristi.
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