A talk with AGi Architects

Fotografie di Silvia Paredes e Bruno Galán Ruiz
A talk with AGi Architects
Joaquín Pérez-Goicoechea e Nasser B. Abulhasan hanno fondato AGi architects nel 2006, uno studio di design che opera tra – come sottolineato dall’identità aziendale – Spagna e Kuwait, funzionalità e innovazione, l’importanza della privacy e quella dello spazio comune in relazione alle problematiche urbane. Durante il nostro incontro, il duo ci ha raccontato della nascita della loro amicizia e del progetto, dei loro obiettivi e della dedizione alla sostenibilità.

Come vi siete conosciuti?

Ci siamo incontrati ad Harvard, alla facoltà di architettura, e siamo diventati subito ottimi amici. Finito il Master nel 2002, io sono tornato in Olanda e ho assunto la carica di direttore allo studio Cruz y Ortiz Arquitectos di Amsterdam, mentre Nasser ha iniziato il suo dottorato..

Com’è nato AGi architects? Raccontateci la storia del vostro studio.

L’estate del 2004 Nasser mi chiamò per lavorare insieme al progetto di una casa unifamiliare. Andai per la prima volta in Kuwait, dove studiammo la traccia, incontrammo il cliente e ideammo quella che sarebbe diventata Star House: il nostro primo lavoro nonché incipit di AGi architects. Quel progetto isolato crebbe a un livello tale che decisi di lasciare il mio posto da Cruz & Ortiz per lanciare ufficialmente AGi architects insieme a Nasser nel 2006, con la simultanea apertura dei nostri due studi, uno a Madrid e uno in Kuwait.

Quali valori persegue il progetto?

Senza dubbio l’innovazione, così come la ricerca costante di soluzioni architettoniche moderne, l’esperienza dell’architettura in quanto componente esistenziale dove la vocazione ecologica e quella sociale si manifestano tramite sistemi produttivi, e l’importanza della ricerca come valore imprescindibile del nostro lavoro.

A talk with AGi Architects
La nostra identità aziendale abbraccia e accoglie gli opposti. Riflette chi siamo, dove siamo e dove stiamo andando. Si basa su un concetto molto chiaro: operare tra.

Avete due sedi, una in Spagna e una in Kuwait, e una squadra di più di 50 professionisti. In che modo emerge questa identità internazionale e multi-sfaccettata dai vostri progetti?

Kuwait e Spagna – o il Medio Oriente e l’Europa – sono i nostri paesi d’origine, i luoghi in cui viviamo, facciamo esperienze e portiamo avanti il nostro lavoro. Inoltre, l’esperienza educativa e professionale in America ci ha fornito uno spirito comune. La nostra identità aziendale abbraccia e accoglie gli opposti. Riflette chi siamo, dove siamo e dove stiamo andando. Si basa su un concetto molto chiaro: operare tra. Operiamo tra l’Europa e il Medio Oriente, la grande e la piccola scala, il contesto residenziale e quello pubblico, la praticità e l’innovazione, l’eleganza e la sostenibilità, l’idea del cliente e l’oggettività della fase di costruzione. Sia a livello fisico che intellettuale. E vogliamo enfatizzarlo in quanto uno dei nostri valori principali.

Come descrivereste il vostro approccio all’architettura?

Si basa sul rispetto del contesto locale da un punto di vista contemporaneo. Vogliamo fornire il progetto migliore per ogni singolo cliente, creando soluzioni su misura che soddisfino i suoi bisogni ma anche consigliandolo professionalmente. Lavoriamo sull’innovazione e lo sviluppo di interventi sociali ed ecologici. Siamo più interessati ad approcciare l’architettura da un punto di vista sociale piuttosto che meramente estetico.

State lavorando a una nuova serie di progetti residenziali in un’area geografica che si estende dalla Penisola Iberica e la costa del Mediterraneo, fino ad arrivare al Medio Oriente. Cosa comporta lavorare in ambienti così diversi tra loro, ognuno con le proprie estetiche e necessità?

Una profonda conoscenza e analisi del contesto sociale sono il punto di partenza fondamentale per la realizzazione di progetti di successo. Uno dei nostri principali obiettivi consiste nel combinare tradizione e modernità rispettando la cultura del Kuwait, reinterpretandola e adattandola alle necessità moderne. Un perfetto esempio è Mop House, dove siamo riusciti a riconvertire lo spazio pubblico, mantenendo la privacy necessaria attraverso l’inserimento di un volume che si apre comunque sulla città. Analogamente, abbiamo sviluppato progetti come Wafra Living, un complesso di grattacieli che costituisce un nuovo modello abitativo, dove lo spazio semi pubblico diventa l’elemento principale. Questi sono esempi di come affrontare problematiche urbane: ridefinendo zone urbane, così da renderle uno stimolo e un punto di riferimento per il futuro.

A talk with AGi Architects
A talk with AGi Architects

Che spazio occupa la sostenibilità nel vostro lavoro?

È essenziale. Le ricerche di Nasser, infatti, riguardano lo sviluppo di sistemi sostenibili nelle zone aride, concentrandosi sulla percezione della luce negli edifici. L’architettura bioclimatica ci permette di trarre vantaggio dalle condizioni ambientali, offrendo il massimo comfort e minimizzando gli sprechi di energia. Tuttavia, l’architettura sostenibile non risponde a un modello che può essere applicato in egual modo a tutti gli ambienti, ogni progetto deve essere affrontato in maniera individuale. Dopo tanto tempo trascorso a lavorare su progetti sostenibili, abbiamo ottenuto la certificazione Passive House Designers, che riflette la nostra filosofia di lavoro e dedizione alla sostenibilità.

Ricordate la prima volta che avete sentito parlare di Mutina?

Ogni anno visitiamo il Salone del Mobile di Milano, che è sempre pieno di fonti di ispirazione, e i prodotti Mutina sono stati una di quelle scoperte sorprendenti. Perfettamente progettati e bilanciati in tecnologia e arte.

Avete una collezione preferita? Perché?

Se dovessimo sceglierne una sola, sarebbe Rombini: una miscela perfetta di design classico e moderno.

Immaginate di non esservi mai incontrati e che AGi architects non sia mai esistito. Cosa stareste facendo in questo momento?

Probabilmente faremmo parte del mondo dell’architettura, del design o dell’arte, per via dei nostri interessi e della nostra preparazione, ma è davvero difficile da immaginare!

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