A TALK WITH LIAM STEVENS

Illustrazioni di Liam Stevens

 

Rappresentare una collezione particolare, vasta e infinitamente casuale come Puzzle di Edward Barber e Jay Osgerby è stata la nuova sfida di Mutina. Accostando il design ceramico, concreto e quotidiano, all’illustrazione, astratta e poetica, il designer londinese Liam Stevens ha conferito estensione e volume alla randomicità infinita di Puzzle, traendo ispirazione dalla concretezza di linee semplici e ordinate.

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Ci sono modi molto diversi di concepire e percepire il disegno. Che cos’è secondo te un’illustrazione?

Il disegno, inteso fine a se stesso, sia di un paesaggio o di una forma geometrica per il puro proposito di godere dell’esplorazione di forme, colori e accostamenti, è molto diverso dall’illustrazione. Per me si tratta infatti di un immagine d’accompagnamento di un testo o un discorso. È lo sviluppo dell’immaginario di un tema o un saggio e il suo scopo è quello di rinforzarne il contesto o il tema. Può essere più metaforico o concettuale, ma l’illustrazione per forza influisce sul discorso e lo mette più a fuoco. Il mio lavoro personale mi aiuta a comprendere le relazioni tra le forme nel mondo che conosciamo. Osservo la natura e ne traduco l’ispirazione attraverso tratti veloci, con costruzioni spontanee. C’è qualcosa di bellissimo nel movimento, che crea un marchio indelebile su carta o tela. La geometria dei miei lavori è un dialogo tra natura e architettura. Ciò che all’inizio sembrano linee decise e bordi taglienti sono poi densi di imperfezioni e movimento da una prospettiva più vicina – rappresentano per me la vita. Mi piace anche creare parametri definiti per poi giocarci. Vorrei esserne sempre sorpreso, se questo ha un senso.

Come si fa a diventare un illustratore? Quali rischi e opportunità costituiscono il tuo lavoro di ogni giorno?

Sono un artista, designer e occasionalmente illustratore. Faccio soltanto i lavori che mi appassionano di più. Mi sto progressivamente avvicinando all’arte sempre più in ogni lavoro, anche se la mia direzione è più verso un’estetica contenuta che sorprendentemente continua a venir richiesta, forse attraverso internet e alcuni blog che poi riportano a me (spero), e così molti brand e opportunità arrivano dal flusso digitale. Credo che per lavorare sia vitale tenere d’occhio il digitale e fare lavori digitali, anche se è facile cadere nella spirale di lavoro in cui non si viene più ispirati. E’ vitale sicuramente aggiornare il lavoro ma anche fissare le idee.

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Quali sono state le tue esperienze preferite?

Andare a New York. Ho fatto un’illustrazione e co-direzione per un video musicale di un musicista della grande mela. È stato interessante conoscerlo ed esplorare una città così dinamica e stranamente familiare. Il video ha richiesto molto impregno e processi molto tecnici, ma andare negli states per la prima volta ne è valsa la pena e sicuramente un’esperienza di cui mi ricorderò per sempre.

Ti abbiamo chiesto di disegnare Puzzle. Qual è stata la tua prima impressione?

Mi ha colpito vedere quante combinazioni di forme ci siano c quanto siano versatili tra loro. Mi sono divertito a creare diversi design e pattern.

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Era la tua prima volta in cui lavori con ceramiche o oggetti concreti?

Si, era sicuramente la prima per i rivestimenti, anche se in realtà alcuni dei miei pezzi si potrebbero tradurre molto bene su ceramica.

Puzzle significa infinite possibilità. Come ti sei avvicinato alla collezione?

Come per i miei lavori, è stato il caso di giocarci e sperimentare. Le piastrelle possono assumere una moltitudine di forme in una composizione, da contorni concreti a configurazioni spezzate e dinamiche. È sicuramente un puzzle, ma uno con soluzioni illimitate.

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Che tecnica hai scelto per rappresentarne le geometrie?

Ho scelto il guazzo (tempera opaca) su carta, spesso applicato con un roll e delle mascherine ritagliate a mano. La tintura “prende” la texture della carta così come ne fa scaturire il proprio movimento dei toni. È ipnotizzante quasi. L’era digitale ha reso le imperfezioni dell’uso di materiali reali molto più tattili e interessanti. Credo sia migliore l’impressione che hai di qualcosa se poi anche toccarla. Ecco cosa esiste nel mio mondo.

C’è un’illustrazione delle tue che ti rappresenta di più?

Credo di ricercare sempre un certo sviluppo nel mio lavoro e quindi ogni singolo mio lavoro sia un riflesso di un certo periodo del passato. Difficile sceglierne uno, direi Remnants dalla serie Kori. È stato fatto da un avanzo di materiale di un altro lavoro e ha elementi di gioco e sperimentazione, un po’ randomico, blu (un colore che non riesco a non utilizzare), linee rette e forme naturali; spesso appaiono nei miei lavori. Spesso sono catturato dalla bellezza di una linea retta e dalla naturalezza organica.