A TALK WITH ROLF HAY

Ritratto di Osma Harvilahti

 

HAY nasce nel 2002, con l’intento di portare sul mercato complementi d’arredo duraturi e con prezzi sostenibili così da aprirsi ad un pubblico il più ampio possibile. Oggi HAY è un marchio globale che lavora con centinaia di persone da tutto il mondo: un brand inclusivo che crede che il design contemporaneo debba nascere da buone idee, che le tecnologie innovative e i materiali di qualità si possano unire con estetiche divertenti, dinamiche e semplici. Abbiamo fatto una chiacchierata con Rolf, CEO e fondatore di HAY.

 
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Cosa compone il DNA di HAY?

HAY è composto da tre elementi:
Design, ovvero il prodotto disegnato bene ha qualcosa in più. Dovrebbe raggiungere il maggior numero di persone possibile e questo è un concetto fondamentale per noi.
Qualità, in quanto vogliamo che i nostri prodotti siano sostenibili e per questo lavoriamo duramente per trovare i giusti materiali e lavorazioni.
E, infine, ci assicuriamo che ci sia una buona relazione tra qualità e prezzo.

Siete nati e cresciuti in Danimarca. Come vi ha influenzato la cultura danese nel modo di vedere l’arredamento?

La Danimarca e la cultura danese sono parte della nostra vita di tutti i giorni. Siamo cresciuti con un culto del design molto profondo e con un focus molto stretto su materiali, semplicità e quotidianità: tutto questo è parte di HAY da sempre.

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Come siete arrivati ad aprire HAY? Quali erano gli obiettivi?

HAY è stata fondata nel 2002 con l’intento di creare arredamento contemporaneo per le abitazioni con processi industriali sofisticati; la nostra missione era quella di portare l’innovazione e la positività caratteristici del design danese nel ventunesimo secolo.

Con il Mini Market siete riusciti a rendere grandi i piccoli progetti. Come è stato concepito e quali obiettivi sono stati raggiunti?

HAY Mini Market è un concept sviluppato da Mette Hay, direttore creativo e co-fondatrice del dipartimento accessori di HAY, e anche mia moglie. Il Mini Market è stato lanciato per il Salone del Mobile a Milano nel 2014 e ha avuto un grande successo: ha davvero portato il nostro design verso destinazioni inaspettate.

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Come venite a contatto con i designer?

Molto spesso amiamo lavorare con designer con cui siamo già in contatto in qualche modo, o di cui abbiamo una stima molto elevata. Per esempio già ammiravamo Ronan & Erwan Bouroullec e Stefan Diez ancora prima di lavorarci. Per noi è comunque sempre stata una questione strettamente legata al prodotto: non ci interessano i designer fine a se stessi, ci interessa soltanto ciò che creano.

Che opinione avete di Mutina?

Mutina ha un approccio al design estremamente innovativo e intelligente nel suo modo di lavorare la ceramica. Ed è grazie anche alle loro numerose collaborazioni con designer appartenenti al mondo dell’arredamento che sono riusciti a creare un legame così efficace al design e all’architettura.

Come vi siete trovati ad utilizzare Mutina all’interno della vostra bellissima installazione per la Milano Design Week? Cosa vi è piaciuto di più della collezione Rombini?

L’esperienza a Milano è stata fantastica! Abbiamo creato un concept che riproduceva quasi dieci diversi ambienti. Lo spazio che vedeva l’installazione di Mutina era sicuramente uno dei più interessanti e forti.