A TALK WITH HELLA JONGERIUS

 

Ricercatrice instancabile e designer dalle doti eclettiche, Hella Jongerius ha fatto il suo ingresso nel team Mutina con il lancio della nuova collezione Diarama, chiara espressione della sua passione e sensibilità per il colore, protagonista delle sue ricerche e progetti. Durante il nostro incontro abbiamo ripercorso le tappe di questo studio in continua evoluzione, a partire dalle origini, passando per la collaborazione con Vitra, fino a giungere a quella con Mutina, di cui ha svelato alcune anticipazioni.

Il tuo lavoro sul colore è una ricerca in costante evoluzione. Puoi parlarci delle sue origini? Cosa ti ha portata a seguire questo percorso?

Osservando il lavoro di designer e teorici del passato, sono sempre stata affascinata dallo stretto legame tra il colore e il vissuto personale. E questa mancanza di oggettività è una fortuna per il mio lavoro. Inoltre è un elemento in cui confluiscono tante tematiche importanti riguardo la vita: il valore estetico nell’arte, la ricerca scientifica sulla percezione umana, la questione filosofica riguardo le parole usate per riferirsi ai colori, la rilevanza culturale e sociale del colore nella nostra società… Tutto ciò ha acceso la mia curiosità e fatto sì che iniziassi questa intensa ricerca.

Il libro I Don’t Have A Favorite Color racconta dei dieci anni di ricerca e sperimentazione da Vitra per ottenere la Color & Material Library. In che modo questo lavoro ha influenzato il tuo approccio al colore?

Colori, texture e materiali sono sempre stati una parte importante del mio lavoro, ma in maniera istintiva. Più li studiavo per questo progetto, più li trovavo interessanti, e più realizzavo di avere da imparare al riguardo. Il mio approccio è dominato dall’individualità: le mie fonti di ispirazione arrivano da intuizioni e sensazioni personali, perché sono convinta che questo sia l’unico modo per fare un passo avanti decisivo nella creazione di colori nuovi e nel recupero di quelli andati perduti nel processo di produzione industriale.

Il colore è uno degli elementi più soggettivi e in continua evoluzione esistenti in natura: si modifica a seconda della luce, delle forme, dei materiali e, non ultimo, dell’osservatore. Non dev’essere facile studiarne le caratteristiche e addirittura catalogarlo in maniera definitiva. Nel caso dello studio realizzato per la Color & Material Library di Vitra, è mai capitato di raggiungere un risultato che hai poi dovuto rimettere in discussione?

Studiare il colore è un processo infinito. Non c’è oggettività, né stabilità, quindi è impossibile raggiungere una conclusione vera e propria. Ma è qui che risiede il suo fascino. Tutt’ora, dopo anni di ricerche, ho molte domande a cui non sono riuscita a dare una risposta. Lo stesso vale per la Vitra Library, è un organismo in continua crescita. La ruota dei colori è strutturata in modo tale da lasciare aperte molte opzioni, ma non sono ammesse coincidenze. Se il progetto dovesse essere rimesso in questione, tutto verrà affrontato consapevolmente.

La collezione creata per Mutina è il risultato di un progetto personale che porti avanti dal 2015. Puoi raccontarci la sua evoluzione?

Dopo le mie prime ricerche, come “Porcelain Color Research” e “Colored Vases”, ho deciso di iniziare autonomamente uno studio sulla ceramica. Ho utilizzato le piastrelle come fossero delle tele, così da capire in che modo diversi corpi di argilla colorata avrebbero reagito mettendovi sopra lo stesso smalto. Volevo creare un’ampia gamma cromatica utilizzando una quantità limitata di colori, stratificandoli, come veniva fatto nella pittura ad olio. Inizialmente, dal momento che si trattava di una mia iniziativa personale, il progetto non è entrato in produzione. Ho passato anni con quelle piastrelle abbandonate nel mio studio, domandarmi: che tipo di prodotto dovrebbe diventare? E poi Mutina ha chiamato. Penso che stessi aspettando la sua chiamata, è stata tempestiva. Erano il momento giusto, la giusta azienda.

Il risultato finale della collezione ti ha sorpresa?

Assolutamente. Mi ha stupita soprattutto come si è evoluto in un prodotto industriale e come si è arricchito durante il processo. In fase di progettazione abbiamo discusso della realizzazione, scelto la base, cambiato leggermente i colori… Questo ha reso le piastrelle ancora più belle di quelle che avevo realizzato da sola anni fa.

Ho letto che sotto le finestre del tuo studio di Berlino sono disposte decine di piastrelle smaltate per osservare gli effetti del cambiamento della luce su ogni tonalità. Per quanto riguarda la collezione creata con Mutina, come interagiranno con la luce le 12 colorazioni?

In realtà non ci ho pensato molto. Ovviamente il livello successivo a cui sperimentare le piastrelle consiste nel vederle giocare con la luce su una superficie ampia, sia verticale che orizzontale… ma non essendo ancora state utilizzate, non ne posso parlare con certezza. È come se fossero sì colorate, ma immobili. Ma sono certa che, una volta usate, creeranno molto più di una semplice superficie colorata.

La collezione presenta una complessità cromatica e, soprattutto, una libertà nella composizione che lascia spazio a innumerevoli possibili interpretazioni. In quale ambiente pensi che starebbe meglio e in quali colorazioni?

Quello che mi piace del mio lavoro è il fatto di non dare vita a un risultato finale, ma ad uno strumento che verrà usato da qualcun altro per creare arredi e ambientazioni—o rivestire un divano, nel caso dei miei tessuti. Non è più nelle mie mani come verranno combinate le piastrelle o quali effetti creeranno. Mi piace che sia una sorpresa, anche per me. Ecco perché lascio questo compito immaginativo agli interior designer

Gli ambienti in cui viviamo cambiano radicalmente a seconda del momento della giornata. Da un punto di vista cromatico, ti senti più attratta dalla luminosità del giorno o dall’oscurità della notte?

Sono sempre stata incuriosita dal modo in cui la luce colpisce i colori, rendendoli pallidi o saturandoli. Al tempo stesso, come dimostrato dal progetto Colorful Blacks, sono affascinata dai toni scuri, che occupano ancora solo una piccola parte delle colorazioni industriali, ma potrebbero offrire un range di sfumature notevole e versatile.

Puoi raccontarci dell’incontro con Mutina? Cosa ti ha colpita di più dell’azienda?

È stato un vero piacere lavorare con il team di Mutina. Sono professionali, amano quello che fanno e hanno grande cura della qualità dei prodotti, un fattore molto importante anche per me. Condividiamo gli stessi valori e riferimenti culturali, ed è stato questo a rendere il prodotto finale così straordinario. Abbiamo fatto più che creare una nuova collezione.