A TALK WITH IPPOLITO PESTELLINI

Fotografie di Delfino Sisto Legnani

 

Architetto, curatore e progettista, Ippolito Pestellini è entrato a far parte di OMA/AMO, lo studio interdisciplinare fondato da Rem Koolhaas, nel 2007. Durante il nostro incontro, ci ha parlato di come si vive a Rotterdam, dell’importanza di adottare un approccio interdisciplinare in ambito artistico e del nuovo progetto Palermo Atlas, curato per Manifesta 12.

 
_SL_1028

Com’è nata la tua passione per l’architettura? E quella per l’arte contemporanea?

Ho diversi architetti e appassionati di arte in famiglia. Credo che questo abbia giocato un ruolo fondamentale. Entrambe le passioni comunque sono sono nate in parallelo e in modo organico. Sono interessato a come lo spazio diventa una lente per capire e tracciare le trasformazioni dei nostri tempi, e questo aspetto è comune all’architettura, all’arte, al giornalismo, alle scienze, etc. Faccio fatica a fare vere distinzioni.

Basandoti sulle tue esperienze, quali sfide deve affrontare oggi un curatore?

Non faccio soltanto il curatore, quindi forse ho una visione sia interna che esterna. Credo sia importante muoversi ai margini del mercato, in modo trasversale a diverse discipline, senza dimenticarsi di trattare temi urgenti e tentando di reinventare costantemente i formati.

_SL_1005

Cosa comporta guardare l’arte da architetto?

La nostra disciplina è cambiata molto. Oggi molti architetti lavorano a margine di altre discipline. È difficile dire come un architetto guardi l’arte. Forse c’è un’attenzione particolare verso i processi piuttosto che per i risultati formali, e più in generale alla ricerca, al modo in cui un lavoro riesce a riflettere sulle realtà che ci circondano.

Dal 2007 vivi e lavori a Rotterdam per lo studio OMA/AMO di Rem Koolhaas. Raccontaci di questa esperienza.

OMA oggi ha più voci: nove partner che lavorano in ambiti geografici e tematici diversi. Sono entrato in studio molto giovane, e ne ho attraversato tutta l’anatomia, da stagista a partner. È stata un’esperienza unica e difficile, in cui ho avuto la possibilità di sbagliare e reinventarmi molte volte. Rotterdam è una città singolare, non attraente ma molto creativa. Il posto ideale dove lavorare concentrati.

_SL_1128

Ti occupi personalmente della collaborazione tra AMO e Prada, che comprende allestimenti per sfilate ed eventi speciali, direzioni video e mostre per la Fondazione. Come descriveresti il rapporto tra il mondo curatoriale e quello della moda?

In entrambi i casi si raccontano storie e si sviluppano narrazioni. Gli strumenti, i tempi e i risultati sono diversi, ma il lavoro sui due fronti è una strana combinazione tra direzione artistica, ricerca e la scrittura di una sceneggiatura.

Puoi parlarci del progetto Palermo Atlas per la dodicesima edizione di Manifesta?

Palermo Atlas è uno studio preliminare sulla città di Palermo che è servito a gettare le basi del progetto curatoriale di Manifesta 12. L’idea era quella di dotarsi di uno strumento di analisi che servisse a rafforzare la relazione tra un’istituzione temporanea e la città ospitante. È servito, in un certo senso, ad estrarre i contenuti della Biennale dalla città stessa, a parlare di condizioni globali da un punto di vista molto locale. Palermo Atlas è diventato poi un libro pubblicato in occasione della Biennale, di cui sono stato curatore insieme a tre colleghi.

_SL_0948

Hai familiarità con Mutina?

Non molta devo ammettere, anche se da progettista – lo sono ancora a volte – ho sempre ammirato il loro lavoro. Mi piacerebbe un giorno visitare la sede, per capire come l’azienda lavora, come si svolge il processo creativo.

Ci sono dei Paesi che visiti regolarmente per lavoro? Un aneddoto che ti è rimasto impresso da questi viaggi?

Mi muovo spesso, tra Londra, Berlino, Rotterdam, Milano e ovviamente Palermo. Sto iniziando a lavorare di più in Nord Africa. Un aneddoto? Sbaglio regolarmente gli aeroporti londinesi e perdo diversi voli…

_SL_1119

_SL_1083