A TALK WITH ROBSON RAK

Fotografie di Christine Francis

 

Animati dal desiderio di introdurre un approccio olistico unico e personalizzato nel campo dell’interior, i designer australiani Kathryn Robson e Chris Rak hanno fondato il loro personale studio di architettura nel 2002. Durante il nostro incontro, la coppia ha raccontato della forte passione per progettare luoghi abitativi – un’attività che porta a creare relazioni strette con i clienti e comprenderne le dinamiche familiari –, della loro visione creativa e di come affrontano questioni riguardanti la sostenibilità.

 
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Come vi siete appassionati all’architettura?

Kathryn: In un certo senso, mi sono imbattuta e interessata sempre più all’architettura dopo aver iniziato i miei studi. Ora la passione per questo mestiere cresce di giorno in giorno, e di progetto in progetto.
Chris: Ho iniziato a studiare architettura d’interni dopo aver lavorato nelle belle arti come scultore. Volevo superare le costrizioni date dallo scolpire un oggetto e avere la libertà di scolpire spazi e ambienti.

Com’è nato RobsonRak? Quando avete capito di voler aprire uno studio vostro?

Io lavoravo come libero professionista, mentre Chris era un impiegato d’azienda. Ci siamo resi conto che insieme avremmo potuto introdurre un approccio unico e personalizzato al mondo dell’architettura e dell’interior design. In un’ottica olistica, progettiamo allo stesso tempo sia gli interni di un’abitazione che la loro dimensione fisica.

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Come definireste il vostro approccio all’architettura?

Progettiamo soprattutto abitazioni, quindi cerchiamo di dare vita ad architetture dall’aspetto confortevole, che si integrino facilmente all’ambiente. Ma il vero obiettivo è creare un luogo capace di nutrire chi ci vive. Vogliamo realizzare un santuario, uno spazio in cui sentirsi sicuri e ispirati.

Come si sviluppano i progetti? Che tipo di relazione instaurate con i vostri clienti?

Disegnare abitazioni ci permette di sviluppare relazioni molto intime con i clienti, oltre a comprendere i meccanismi e la struttura sociale della famiglia, così da progettare gli spazi abitativi sulla base di queste caratteristiche. Siamo onorati che ci venga data una tale responsabilità.

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In base alla vostra esperienza, come sta cambiando la pratica dell’architettura e dell’interior design con l’esigenza di personalizzazione del cliente moderno?

Il cliente moderno conosce bene il design e la tecnologia, per questo dobbiamo tenerci aggiornati sugli ultimi ritrovati, i materiali e le tendenze. Vuole sempre più controllo sulla personalizzazione degli spazi e le nuove tecnologie stanno semplificando questo bisogno attraverso l’illuminazione, il suono e l’ambiente.

Come affrontate la tensione tra sostenibilità e urbanizzazione nel vostro lavoro?

È un continuo gioco di equilibri. Cerchiamo di affrontare ogni decisione in un’ottica sostenibile. È impegnativo, ma ricordiamo sempre a noi stessi e al nostro team che è solo così possiamo sostenere questo campo nel 21esimo secolo.

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Qual è la cosa più importante da fare quando si tratta di ristrutturare un interno?

Ci piace creare case esteticamente belle, ma devono anche essere funzionali. Quando progettiamo, teniamo in considerazione tutte le abitudini della famiglia: gli spostamenti del singolo membro all’interno dell’abitazione, le loro routine e i loro bisogni personali – qui potrebbero appoggiare la borsa e le chiavi appena entrati in casa, poi portare la spesa in cucina.

Conoscete Mutina? Cosa vi colpisce di più dell’azienda?

Conosciamo molto bene Mutina. L’abbiamo scoperta grazie alla collezione Mews di Barber & Osgerby. Ce ne siamo innamorati e l’abbiamo utilizzata in molti progetti. L’azienda ha un approccio fresco e all’avanguardia, e rimaniamo sempre piacevolmente sorpresi dai traguardi che sta raggiungendo con il suo fantastico team di designer.

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Qual è la vostra collezione preferita? Perché?

Finora è stata Mews. L’abbiamo utilizzata con tanti stili e in momenti differenti, e sembra adattarsi perfettamente a ogni situazione.

Qual è l’ambiente che preferite progettare?

La casa. Esiste qualcosa di più importante?

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