A TALK WITH SCHELTENS AND ABBENES

Intervista di Chiara Tiso

Mutina realizza la sua prima campagna pubblicitaria. Un passo importante, realizzato per rispecchiare i valori del brand, per raccontare i 10 anni che ne hanno caratterizzato la storia e per dare sguardo al futuro. Per celebrare questo importante anniversario, la campagna racchiude in sé tutte le collezioni che ne hanno segnato i successi. Le ceramiche dialogano tra loro, in una composizione architettonica dal grande impatto visivo.Scheltens & Abbenes, duo di artisti specializzati in still life, è stato chiamato a realizzare questa piccola opera d’arte, per dare una visione nuova e fresca al prodotto, ma soprattutto per sottolineare quanto le ceramiche Mutina non fungano soltanto da rivestimento, ma siano dei veri e propri oggetti di interior design. Il loro lavoro si caratterizza per perfezione tecnica e artigianale, forte chiarezza pittorica e set su misura. La specialità di Scheltens & Abbenes è organizzare meticolosamente oggetti in configurazioni che hanno un forte bidimensionalità o graficità.

 

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Alcuni vostri scatti per Mutina ricordano opere del periodo cubista di Georges Braque e Juan Gris, in cui, nonostante la forzata bidimensionalità della tela, pattern, forme geometriche e colori si mescolano esaltandosi a vicenda. Il mondo dell’arte è stato per voi un’ispirazione o la vostra ricerca è partita da altro?

Come nell’arte in generale, anche noi, durante il processo fotografico, chiediamo a noi stessi di osservare con attenzione. Abbiamo una memoria collettiva in cui l’arte e il quotidiano diventano materia da utilizzare in caso di necessità.

Vi siete trovati per la prima volta a lavorare con la ceramica?

Non abbiamo mai fotografato piastrelle prima d’ora. È stata una sfida per arrivare a un’immagine che mostra le piastrelle in tutta la loro bellezza artigianale senza diventare un prodotto nato apposta per essere fotografato. Abbiamo fatto dei maquettes con i vari tasselli inquadrati dal punto di vista della macchina fotografica. In questo modo tre e due dimensioni iniziano in conflitto tra loro. Le piastrelle di ceramica diventano le pareti così da diventare loro stesse struttura architettonica. Questa nozione “dentro / fuori” porta ad una certa astrazione e vi permette di guardare le immagini su diversi livelli.

 

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I vostri set sono caratterizzati da una straordinaria precisione e attenzione per il dettaglio, si compongono come dei puzzle in cui ogni tassello deve incastrarsi con l’altro. Come spieghereste il processo creativo che sta dietro alle vostre scelte tecniche?

In primo luogo abbiamo dovuto ottenere informazioni su tutta la collezione Mutina. Raggruppando i diversi designers abbiamo visto come i vari colori e le strutture avrebbero potuto aiutarsi a vicenda. Durante questo processo è emerso chiaramente che queste maquettes avrebbe riscosso successo solo con la precisa attuazione di questa idea. Tecnica e processo creativo dialogano costantemente.

Per raggiungere la perfezione è necessario essere in completa armonia e sintonia, come vi trovate a lavorare insieme? E più in generale, come si fa a “dividere” il vostro lavoro?

Abbiamo lavorato e vissuto insieme per tredici anni, quindi non è una sfida lavorare in armonia. Noi sappiamo come lavoriamo e ci lasciamo il giusto spazio per una sana battaglia creativa. Durante lo sviluppo dei progetti, usiamo le nostre menti in maniera reciproca per trovare il giusto equilibrio nell’idea stessa. Ci scambiamo spesso i ruoli durante l’intero processo tuttavia, Maurice presta attenzione agli aspetti più tecnici e fotografici, mentre Liesbeth tiene d’occhio come questi si sviluppano sul set.

 

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La ricerca sui materiali e sulle lavorazioni, per Mutina è un fattore di fondamentale importanza. E’ stato complicato per voi rendere la matericità delle ceramiche?

Sapevamo che questo sarebbe diventato molto importante per l’immagine, mostrando le texture e i materiali in maniera tale da far sentire la pesantezza del prodotto solo guardandolo. Il segreto sta nel trovare la luce giusta che valorizzi il colore e le texture!

Per lavoro siete abituati a decontestualizzare oggetti di uso quotidiano così da dar loro nuova vita. E’ con la creazione di distanza che si impara a guardare un oggetto in modo diverso?

Ogni oggetto / prodotto ha un potenziale per diventare una ‘pietra da costruzione’ per una composizione. Aiuta il fatto che siamo in grado di guardare attraverso l’utilità iniziale dell’oggetto e trovare in esso un’altra qualità che ci porti oltre. Abbiamo praticato questo gioco per molti anni. A volte non siamo nemmeno coscienti di tutte le le decisioni “di mezzo” e in realtà ci va molto bene così!

 

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Cosa vi ha lasciato l’incontro con la “famiglia Mutina”?

E ‘stato un piacere per noi conoscere Mutina, ci hanno lasciato molta libertà creativa sia nel concept che nella fotografia. In questo abbiamo visto che Mutina è solita lavorare con i designer che hanno bisogno dello stesso terreno di gioco per realizzare qualcosa di speciale.

Se doveste arredare (di nuovo) casa vostra, che le collezioni di Mutina usereste?

Siamo rimasti incantati dalla collezione Pico dei Bouroullec. Quando abbiamo lavorato con questa collezione a catturarci sono stati i piccoli punti sparsi casualmente che rendono il design ancora più elegante e bello!

 

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